PoliMi da record: 9mila matricole da 143 Paesi
L'ateneo rilancia sull'attrattività con nuove lauree in inglese. «Europa orizzonte chiave»
Politecnico di Milano
All’inaugurazione del 163° anno accademico del Politecnico di Milano, la cerimonia si è trasformata in un momento di riflessione sul ruolo dell’università in un mondo attraversato da polarizzazioni, tensioni geopolitiche e rapide trasformazioni tecnologiche. La rettrice Donatella Sciuto ha ricordato che «la civiltà diventa fragile quando rinuncia a interrogarsi», avvertendo che disinformazione e fratture sociali rischiano di erodere la fiducia reciproca. Per questo, ha spiegato, servono «spazi liberi in cui esercitare la nostra autonomia, lontani da logiche autocratiche», perché l’università resta un presidio di pensiero critico e responsabilità civile. Sullo sfondo c’è un dato che testimonia la crescente attrattività dell’Ateneo: nel 2025 il Politecnico registra quasi novemila immatricolati internazionali, con oltre seimila studenti magistrali, un massimo storico che conferma Milano come polo globale della formazione tecnica.
Il segnale più evidente dell’apertura internazionale arriverà però a settembre 2026, quando saranno attivate tre nuove lauree triennali in inglese, tutte caratterizzate da forte multidisciplinarità e pensate per un dialogo costante con il mondo: Engineering Science a Milano, Industrial Engineering a Piacenza e Process Engineering a Cremona. «Sono percorsi che si inseriscono nella nostra responsabilità verso le nuove generazioni», ha detto Sciuto, «offrendo strumenti per interpretare un mondo complesso valorizzando l’eccellenza dei nostri territori». Inclusione e diritto allo studio restano un pilastro, con la copertura totale per oltre settemila idonei garantita grazie a 9,5 milioni di euro di risorse proprie. In questo quadro si inseriscono il progetto Unicore, nato con l’Unhcr per accogliere studenti rifugiati, e le borse per chi proviene da zone di guerra.
L’Ateneo ha richiamato anche la vivacità dei venti team studenteschi impegnati in competizioni internazionali, una comunità di quasi novecento ragazze e ragazzi che ogni anno misurano creatività, capacità progettuale e spirito di collaborazione in sedici Paesi e quattro continenti. «La comunità del Politecnico è unita da un filo che attraversa generazioni, idee e responsabilità», ha concluso la rettrice, legando ideali accademici e sfide globali. Centrale, nel suo intervento, la diplomazia scientifica: dal 2023 al 2025 l’Ateneo ha promosso oltre sessanta iniziative internazionali, aumentato del 25% i progetti con Paesi africani e avviato otto partnership con agenzie Onu.
L’Europa resta l’orizzonte strategico, con l’apertura nel 2026 di un presidio a Bruxelles e il consolidamento della Tech Europe Foundation. Proprio sull’Europa è intervenuto anche Mario Draghi, ricordando che i giovani «devono pretendere di avere le stesse condizioni che permettono ai loro coetanei di aver successo in altre parti del mondo» e che saranno soprattutto «i loro successi a cambiare la politica più di qualunque discorso o rapporto».

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