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M.G.F.

10 Gennaio 2026, 20:43

Il settore cresce nel ‘25 (soprattutto all’estero)

Il settore cresce nel ‘25 (soprattutto all’estero)

Produzione di aceto (Imagoeconomica)

Nel 2025 il settore degli aceti conferma una sorprendente capacità di tenuta in uno scenario globale nervoso. Nei primi mesi dell’anno, nella Gdo, il comparto cresce a valore, trainato dall’aceto di mele e dall’aceto di vino, mentre l’Aceto Balsamico di Modena Igp, pur restando il protagonista di categoria, accusa una lieve flessione nei volumi interni. Il vero motore resta comunque l’estero: il 2024 ha visto gli aceti balsamici tornare in corsa, con valore alla produzione in aumento e un export che sfiora i 900 milioni, a conferma di una vocazione internazionale costruita nell’arco di oltre un decennio.

Negli ultimi dieci anni, infatti, il balsamico è passato da eccellenza di nicchia a campione dell’economia delle Dop e Igp: produzione certificata stabile sui 95-100 milioni di litri, valore al consumo intorno al miliardo di euro, oltre il 90% dei volumi destinati ai mercati esteri. L’onda lunga è partita già prima del Covid, con un progressivo spostamento dal prodotto “base” verso segmenti invecchiati e premium, e si è rafforzata poi grazie ai consumi domestici e al rilancio dell’export.

I punti di forza sono chiari: radicamento territoriale tra Modena e Reggio Emilia, disciplinari rigorosi, filiera ampia e strutturata, forte riconoscibilità del marchio “balsamico” presso i consumatori internazionali. Ma le sfide non sono meno evidenti: il dilagare delle imitazioni e dell’Italian sounding, la pressione dei dazi statunitensi su un mercato che vale da solo un quarto delle esportazioni, la necessità di investire in sostenibilità, tracciabilità e promozione. Il risultato è un comparto maturo ma non saturo, che cammina sul crinale sottile tra ulteriore valorizzazione e rischio di erosione del proprio vantaggio competitivo.

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