Parmigiano Reggiano, il re dei formaggi. Prezzi in ascesa, domanda interna giù, ma export al 53%
Produzione e listini ai massimi, nel 2025 il prezzo al consumo a +24%. Domanda interna frenata dai redditi, l’estero vale metà delle vendite. E il consorzio spinge per alzarlo
Produzione di Parmigiano Reggiano (Imagoeconomica)
Parmigiano reggiano sempre più Re dei formaggi dopo il record storico di produzione e prezzi del 2025. Ma il futuro è legato ai mercati esteri, più dinamici e redditizi. Sull’Italia pesa come un macigno il calo demografico. Per il 2025 si stimano 4,2 milioni di forme (+2%) e un prezzo al consumo (stagionatura 12 mesi), rilevato dalla camera di commercio di Milano, in crescita del 24% a 23,8 euro/kg. Inoltre si è ristabilito un congruo differenziale di prezzo rispetto al Grana padano, oggi del 32% ma nel biennio 2023/24 ridotto ad appena il 3%. Tuttavia la corsa dei prezzi di Grana padano (+9,6% nel 2025) e Parmigiano reggiano ha reso più convenienti i formaggi similari.
La maratona produttiva del Parmigiano reggiano è legata alla performance dell’export. Infatti sul mercato domestico i volumi si contraggono per il minor potere d’acquisto delle famiglie e il calo demografico. Il piano di regolazione dell’offerta 2026/2031 predisposto dal Consorzio del Parmigiano reggiano (lo strumento previsto dal regolamento Ue per equilibrare offerta e domanda) stima una crescita del mercato del 2% annuo. Il risultato dopo la perdita di quota del mercato in Italia dell’1-1,5% l’anno e l’aumento dell’export del 3-3,5% l’anno. In un quinquennio la produzione dovrebbe salire a 4,7 milioni di forme, il 12% in più rispetto al 2025.
Secondo il Consorzio guidato dal presidente Nicola Bertinelli, l’Italia è un mercato maturo «dove è difficile prevedere evoluzioni positive in termini di dimensioni assolute della domanda. La prospettiva del mercato interno è pertanto legata a un obiettivo di difesa dei volumi di sell-out raggiunti, ed è prevedibile una leggera contrazione dei volumi complessivi per effetto della dinamica demografica e della pressione crescente di formaggi alternativi».
Per quanto riguarda i canali commerciali, la distribuzione moderna è leader assoluta con il 65% delle vendite, seguita dall’industria con il18%. L’Horeca (hotel, ristoranti, bar), con il 7%, rimane il fanalino di coda nonostante gli investimenti realizzati per incentivare gli acquisti di Parmigiano reggiano: i ristoratori fanno infatti largo ricorso ai formaggi generici. Il restante 10% dell’output è distribuito negli altri canali, in particolare nelle vendite dirette dei caseifici che rappresentano il 5,5% del totale.
Sul fronte dei mercati internazionali, nel complesso l’export del Parmigiano reggiano continua a performare e oggi è intorno al 53%. Gli Usa sono il primo mercato con una quota del 22,5%, seguiti da Francia (20,4%), Germania (14,2%) e Regno Unito (10,7%).
Per il 2026 il Consorzio ha predisposto un bilancio con ricavi per 66 milioni, +15,44 milioni rispetto al 2025. Rispetto al totale, circa 44 milioni dovranno supportare marketing e comunicazione. Verrà data priorità agli investimenti per l’acquisto di spazi pubblicitari nazionali e internazionali nonché per sostenere i progetti di crescita dei mercati realizzati direttamente con catene distributive italiane ed estere. L’anno scorso 5,2 milioni sono stati assorbiti soltanto dagli Stati Uniti per la promozione nell’Horeca e nel retail oltre che per sponsorizzazioni nel tennis e nel football. «Gli investimenti per azioni di marketing e comunicazione - ha ribadito Bertinelli - ci consentiranno di affrontare con ancora maggiori strumenti la sfida della crescita nei mercati esteri, che rappresentano il futuro della nostra Dop».
I caseifici aderenti al Consorzio hanno deciso inoltre di aumentare la contribuzione ordinaria (che finanzia le attività di tutela e promozione del prodotto) di circa 8,5 milioni in più nel 2026. Infatti a partire dal 1° gennaio 2026, l’importo è salito da 7 a 8 euro per ogni forma (circa 40 kg), a cui va aggiunto un contributo di 1 euro a forma.

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