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Ilaria Vesentini

11 Gennaio 2026, 18:50

Vaccari e Bosi, l’eccellenza della Motor Valley emiliana che resiste in Appennino

 A Pievepelago, 2mila abitanti al confine con la Toscana, si progettano e costruiscono telai per le supercar più iconiche. Una scelta industriale controcorrente che tiene insieme alta specializzazione, lavoro e tenuta di un’area interna fragile

Vaccari e Bosi, l’eccellenza della Motor Valley emiliana che resiste in Appennino

All'interno dello stabilimento Vaccari e Bosi

Per arrivare a Pievepelago, nell’angolo di Appennino modenese che segna il confine con la Toscana, tra i duemila metri del Monte Giovo e quelli del Cimone, serve un’ora e mezza d’auto da Modena – e qualcosa in più da Lucca – inerpicandosi su strade spesso interrotte. Ma è in questa pieve di poco più di duemila abitanti che si progettano e costruiscono i telai delle vetture da corsa che hanno reso la Motor Valley famosa nel mondo. E non c’è una Ferrari d’epoca che non sia passata di qui per essere riparata.

È a Pievepelago che Paolo Bosi, 75 anni, porta avanti da mezzo secolo l’eredità del suocero William Vaccari, artigiano dei telai negli anni d’oro del Cavallino, trasformando una competenza artigiana in una nicchia industriale di eccellenza internazionale. «La nostra forza è essere lontani dal mondo – spiega Bosi –. Qui abbiamo costruito una concentrazione di competenze impossibile altrove. Ho con me collaboratori dell’Alto Frignano che lavorano da quarant’anni: sono loro la vera forza dell’azienda. I giovani restano due o tre anni e poi vanno via, ma imparano più che in dieci anni in un’altra azienda».

Oggi Vaccari e Bosi opera su 40mila mq distribuiti su tre siti produttivi, con tecnologie uniche in Europa, circa 300 addetti e un fatturato intorno ai 50 milioni di euro (in flessione nel 2025 per la crisi dell’automotive, ma senza impatti su organici e investimenti). E ogni anno il 20% dei ricavi viene destinato alla ricerca e sviluppo. Il core business resta la produzione di telai per supercar di alta gamma – circa un centinaio al giorno – e di componenti strutturali complessi sviluppati in co-design con le case automobilistiche, da Ferrari a Lamborghini, da Maserati a Bugatti, Bentley e Rolls-Royce. «Noi siamo gli incubatori che studiano e industrializzano prototipi destinati ad arrivare sul mercato fra quattro o cinque anni», racconta.

«Vaccari e Bosi è il principale presidio economico della nostra montagna», sottolinea Corrado Ferroni, sindaco di Pievepelago al quarto mandato. «Siamo un’area interna classificata come fragile, con problemi storici di infrastrutture e servizi. Senza questa azienda il rischio di spopolamento sarebbe concreto». Il Comune, spiega Ferroni, investe nel mantenimento di scuole e servizi socio-sanitari, mentre l’azienda garantisce reddito e stabilità a centinaia di famiglie della montagna, in una relazione di fatto simbiotica. «Avevamo proposto di realizzare qui un ITS - racconta Bosi – ed ero pronto a offrire stipendio e alloggio ai ragazzi. Alla fine è stato fatto altrove». Uno schiaffo agli sforzi locali per richiamare e trattenere competenze. «La viabilità è ferma a 50 fa - osserva il sindaco - e l’Anas impiega sette mesi a riparare uno smottamento e nel frattempo si viaggia a senso alternato, con un via vai continuo di bilici. Bosi è nato qui, ma quale investitore da fuori replicherebbe le sue decisioni?».

Una domanda sul futuro non solo di Vaccari e Bosi ma di Pievepelago che non ha risposta. «Io non sto più lavorando per me o per la mia famiglia - conclude Bosi - Sto lavorando per la comunità. Il problema è cosa succederà dopo di me».

Ilaria Vesentini

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