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C.C.

08 Gennaio 2026, 13:27

Poi parte la Fashion Week. A Milano dal 16 gennaio

Poi parte la Fashion Week. A Milano dal 16 gennaio

Sfilata di Emporio Armani, Milano Fashion Week Uomo autunno-inverno 2025-2026 (Ansa, Matteo Cornero)

Pitti apre le danze, come da tradizione. Ma il primo vero sguardo sulle tendenze dell’autunno/inverno maschile proietta verso Milano, dove dal 16 al 20 gennaio entra nel vivo la Men’s Fashion Week. E non si tratta solo di una sequenza di sfilate ma di un vero stress test del menswear italiano. Un comparto che oggi tiene meglio del corrispettivo femminile e che, nei primi nove mesi del 2025, è riuscito a contenere le perdite di un primo trimestre pesante, con un -3% di fatturato complessivo invece del preventivato -5% e ricavi intorno ai 93 miliardi. Non male, in tempi burrascosi.

Cinque giorni e 76 appuntamenti tra sfilate fisiche e digitali, presentazioni ed eventi: la Milano Fashion Week Uomo per l’autunno/inverno 2026/27 si muoverà più per traiettorie che per collezioni. E le vere novità stanno negli spostamenti strategici. Entrano in calendario Domenico Orefice, Victor Hart e Ralph Lauren, che debutta sulla passerella meneghina. Rientra in patria Zegna, dopo la parentesi di Dubai della scorsa stagione, mentre all’appello mancano Gucci e Fendi, impegnati in un processo di rivoluzione creativa. Assente anche Emporio Armani, che ha deciso di accorpare la collezione uomo alla sfilata femminile di febbraio, scegliendo una strategia sempre più fluida nei confini di genere e di calendario.

Dal 16 al 20 gennaio Milano ospita la Men’s Fashion Week. Cinque giorni, 76 eventi e grandi ritorni — da Zegna a Dsquared2 — per una moda uomo che si fa più essenziale e concreta. Tra palette neutre e tagli rilassati, la settimana milanese diventa il termometro delle tendenze 2026/27 e cammina al passo delle Olimpiadi di Milano-Cortina.

In questo contesto, i primi appuntamenti dell’anno diventano anche un termometro delle nuove tendenze, dettando il ritmo della stagione e anticipando palette e linee che guideranno il mercato. Giulio Felloni, alla presidenza di Federazione Moda – Confcommercio, condivide qualche spunto: «Per l’uomo si guarda sempre più a colori chiari: panna, cammello, avorio, grigio, perla ma anche quello che chiamano cioccolato, un marrone in tutte le sue declinazioni. E i contrasti tendono a essere più delicati rispetto al passato». Tinte che vengono lette come un modo per dare maggiore presenza visiva ai capi senza ricorrere ad accostamenti troppo aggressivi. Il risultato è una proposta cromatica che punta a un’eleganza percepita come continua nel tempo. «Per lo stesso motivo, tendono a essere meno apprezzati capi con marchi molto visibili. E l’assenza di loghi ingombranti diventa sinonimo di qualità».

Anche sul versante delle linee si osserva un percorso di ‘riequilibrio’: «Si sta passando da un capo molto stretto a una vestibilità più comoda, che si ferma appena prima dell’oversize. Capi troppo larghi, giacche molto lunghe, baveri esagerati sono difficili da proporre, anche perché, essendo molto particolari, rischiano di uscire velocemente dal radar delle tendenze. E l’uomo tende a ricercare capi che potrà consumare e tenersi per anni».

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