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Alberto Cantoni

05 Dicembre 2025, 15:34

Amer Yachts, nel ‘24 ricavi a 66 mln. In crescita rispetto al ’23 (+25%). «Il materiale del futuro? Il basalto»

Il brand ligure del lusso chiude il ‘24 in crescita, ma un anno non basta. Dal ’17 al ’23, il fatturato è cresciuto del 231% e l’Ebitda del 741%. Il gruppo prosegue con gli investimenti, tra R&D e nuovi stabilimenti

Amer Yacht

Imbarcazione di Amer Yachts

Amer Yachts ha visto la luce sulle rive di Sanremo, ma fin dagli esordi ha saputo guardare oltre l’orizzonte del Mar Ligure. Nata negli anni Novanta come marchio del cantiere nautico Permare – avviato nel 1973 da Fernando Amerio – l’azienda, in cinquant’anni di attività, è diventata un punto di riferimento internazionale, trasformando una piccola officina nautica in un brand di lusso riconosciuto in tutto il mondo. Il fondatore, meccanico e sub esperto, aveva intuito già negli anni Sessanta il potenziale della nautica da diporto italiana, costruendo nel tempo un gruppo capace di coprire l’intera filiera dei servizi, dal refit alla mediazione, con cantieri e strutture che oggi si estendono lungo la Riviera di Ponente.

Il percorso inizia proprio con Permare, fondato come centro di servizi nautici per la Liguria e la Costa Azzurra, che negli anni Novanta compie il salto verso la costruzione di yacht su misura. «Siamo passati dal fornire assistenza a maturare nel tempo un’esperienza tale da diventare costruttori», racconta Barbara Amerio, seconda generazione, oggi alla guida dell’azienda insieme al fratello Rodolfo. Da allora sono più di cento le imbarcazioni realizzate, tra cui modelli iconici come l’Amer 116’ – eletto Barca dell’Anno al Salone di Genova 2009 e vincitore dell’Adi Design Index 2010 – o l’Amer Cento Quad, premiato a Cannes per l’innovazione propulsiva.

Anche nei momenti più difficili, la famiglia ha saputo ribaltare le sfide in opportunità. La crisi del 2008, che paralizza gran parte del mercato nautico italiano, spinge infatti l’azienda verso una decisa apertura internazionale: «Con la crisi ci siamo allargati e siamo diventati esportatori abituali», prosegue Amerio. Oggi le vendite di nuove imbarcazioni sono quasi esclusivamente all’estero, mentre il mercato italiano si concentra sull’usato, soprattutto imbarcazioni sotto i 24 metri. La spinta globale, però, non ha mai sacrificato l’impronta sartoriale che contraddistingue il marchio: «Il cosiddetto family feeling è l’approccio che abbiamo sempre avuto con la clientela. La nostra forza è che nel Dna abbiamo una forte propensione all’artigianalità e al pezzo unico».

Ed è proprio su questa identità che, negli anni, si è fondata la crescita dell’azienda. Nel 2024 Amer ha registrato ricavi per 65,7 milioni di euro (+24,6% rispetto al 2023), con un utile netto di 159.000 euro (-93,7%) ed Ebitda pari a 1,5 milioni (-68,6%). La posizione finanziaria netta si è invece attestata su 13,9 milioni. Numeri che, spiega la Ceo, non sono motivi di allarme, riflettendo le dinamiche dei cicli produttivi del settore. «Con la vetroresina il ciclo di produzione durava circa due anni; con il metallo si arriva a tre o quattro anni, dalla progettazione alla consegna. Ci sono anni in cui le entrate sono più leggere perché si è nel pieno delle forniture e degli investimenti, altri in cui i margini crescono. Per questo un singolo esercizio non è sempre indicativo». E a testimoniare la solidità del gruppo c’è proprio l’andamento sul lungo periodo: dal 2017 al 2023, infatti, il fatturato è passato da 15,9 a 52,7 milioni di euro, con un balzo in avanti del 231%, mentre l’Ebitda è passato da 559.000 euro a 4,7 mln (+741%).

Parallelamente, il settore nautico italiano continua a mostrare segnali di solidità. «Collaborando con Deloitte abbiamo constatato che il comparto ha ancora margini di crescita». Eppure, restano le solite sfide strutturali: «In Italia troviamo quasi tutto a livello produttivo, tranne elettronica e alcuni motori. Ciò che manca è la logistica: muovere grandi manufatti è dispendioso e servono strade più larghe, accessi al mare e spazi adeguati per i cantieri», conclude Amerio, sottolineando l’urgenza di scuole per formare manodopera specializzata e percorsi di studio in linea con le esigenze della filiera.

In questo senso, uno dei momenti più sfidanti per la società è stata la pandemia, quando la domanda di superyacht ha toccato picchi inattesi: il cantiere è arrivato a gestire fino a dieci imbarcazioni in allestimento simultaneo. Anche per sostenere carichi in continua crescita, Amer Yachts sta realizzando un nuovo stabilimento a Pisa, lungo il canale dei Navicelli. La struttura, interamente in metallo, sarà completata entro la primavera del 2026 e potrà ospitare fino a quattro yacht oltre i 50 metri in costruzione contemporanea. A questo investimento – un’operazione da circa 10 milioni di euro – si aggiunge il recente acquisto degli ex uffici Rai di Sanremo, trasformati nella nuova sede operativa.

Accanto all’espansione produttiva, poi, il gruppo sta facendo fronte a un’altra sfida: quella della sostenibilità. Dopo aver introdotto scafi in alluminio e soluzioni propulsive a basso impatto, il cantiere di Amer sta testando un composito innovativo: «Stiamo testando un nuovo materiale che può essere sostitutivo della vetroresina: il basalto. Insieme a delle resine riciclabili, potrebbe diventare il composito del futuro, perché è riciclabile al 100%. Le nuove barche che stiamo progettando sono in alluminio, ma stiamo sperimentando e introducendo il basalto nella coperta». Questa visione, riassunta nel claim “Respect the sea, respect yourself”, ha portato la società a ottenere premi e nomination in ambito green, come il Boat Builder Award per l’Amer 94 e la finale all’Ocean Tribute Award, rafforzando il posizionamento del brand tra i pionieri della nautica sostenibile.

Amer Yachts è tra le imprese Champion selezionate dal Centro Studi ItalyPost e da L’Economia del Corriere della Sera. Le aziende protagoniste del progetto hanno partecipato a un tour di incontri che ha toccato sei città italiane: Como, Parma, Padova, Torino, Prato e Fano.

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