Simonelli Group, tra i leader globali delle macchine da caffè. «La sfida? Sottrarre quote alla Cina»
I ricavi di Omt Belforte, la holding che controlla il gruppo maceratese, sono passati da 109 a 168 milioni dal 2018 al 2023, con un Cagr del 9,1%. Il Ceo Feliziani: «Nel 2026 lanceremo le macchine super-automatiche»
Marco Feliziani (
Dalle colline marchigiane ai bar di tutto il mondo, quella di Simonelli Group è la storia di un’azienda che ha trasformato un’intuizione artigianale in una realtà industriale di dimensione globale. Tutto ha inizio nel 1936 da Orlando Simonelli, a Cessapalombo, in provincia di Macerata, quando l’imprenditore realizza nel suo laboratorio sotto casa la sua prima macchina per caffè espresso, battezzata semplicemente "1936", nome che oggi rappresenta un oggetto cult del made in Italy, tanto da essere stata inserita dall'Istituto Treccani tra i simboli iconici di quell'anno. Dopo il trasferimento a Tolentino nel 1948 e la costruzione di un nuovo stabilimento nel 1960, l'azienda attraversò una fase delicata nel 1971 con la scomparsa del fondatore. Nel 1972 quattro dipendenti decidono di acquisire l’attività per non lasciarla finire in mani sconosciute e nel 1976 l'attività venne trasferita nella sede attuale di Belforte del Chienti, assumendo il nome di Nuova Simonelli.
Oggi quella stessa azienda è tra i leader mondiali sul fronte delle macchine professionali per caffè espresso, con una rete che copre oltre 120 Paesi. L’export rappresenta oltre il 95% del fatturato, ma la produzione resta 100% italiana, segno di una scelta strategica che lega l’innovazione al territorio d’origine. «Abbiamo sempre puntato sull’estero in maniera strutturata, ma stiamo lavorando anche per rafforzare il mercato italiano, spiega l’attuale Ceo Marco Feliziani, alla guida dell’azienda dal 2023.
Negli anni Duemila arriva l’acquisizione di Victoria Arduino, marchio di riferimento per lo specialty coffee, che spinge alla creazione di una holding a capo di più società specializzate. Un’organizzazione verticale che permette al gruppo di controllare tutti i componenti chiave delle macchine per espresso. A fine 2024 il gruppo ha compiuto un altro passo strategico con l’ingresso in 3Temp, azienda svedese nota per le sue macchine da caffè filtro innovative: «Abbiamo introdotto nel nostro portafoglio un prodotto che prima non avevamo – prosegue Feliziani –. Siamo entrati in un segmento in forte crescita, con macchine a basso consumo e sistemi di erogazione che rispondono alle esigenze dei coffee shop più evoluti». Oggi Il portafoglio prodotti riflette oggi questa ampiezza strategica: dalle linee professionali più diffuse, come Appia Life – progettata per coniugare ergonomia ed efficienza energetica – fino alle workstation di nuova generazione rappresentate dalla serie Nuova Aurelia, pensate per rispondere alle esigenze dei contesti di servizio più avanzati.
Un percorso di espansione che trova riscontro nei risultati finanziari degli ultimi anni. Dal 2018 al 2023 i ricavi di Omt Belforte – la holding che dal 2018 controlla Simonelli Group – sono passati da 108,6 a 168 milioni di euro, con un Cagr del 9,1%. Nello stesso periodo, l’Ebitda è passato da 41,5 milioni (pari al 38,2% del fatturato) a 53,7 milioni (pari al 32% del fatturato), mentre l’utile netto è cresciuto da 28,6 a 37,5 milioni. Nel 2024, invece, la holding ha registrato ricavi pari a 169,9 milioni (+ 1,1% rispetto al 2023), un Ebitda di 51,5 milioni e utili netti per 36 milioni (-4%). Il rapporto Ebitda/ricavi è stato pari a 29,8%, la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 12,98 milioni, con un debt/Ebitda ratio di 0,6x.
La lieve flessione del fatturato è da ricondurre agli investimenti e alle trasformazioni in corso. Ma la ripresa è già visibile: «Abbiamo completato acquisizioni e investito nello sviluppo di nuove macchine super-automatiche che lanceremo nel 2026. Sul bilancio che fa riferimento ai fatturati e ai margini delle nostre filiali, si osserva già un recupero». Le tensioni geopolitiche e le oscillazioni valutarie, del resto, hanno inciso sui margini, ma non minano la crescita: «In America ci confrontiamo con un valore pari al 30% sommando tasso di cambio e dazi. Questo rappresenta già di per sé parte del fenomeno».
Lato produzione, due stabilimenti nelle Marche – il principale operativo dal 2005 e la storica sede, ricostruita quest’anno dopo il terremoto del 2016 – garantiscono il controllo della filiera sul territorio nazionale. «Abbiamo organizzato le linee di produzione per evitare cambi di setup e rendere più efficiente ogni fase». La presenza internazionale, invece, è sostenuta da sei filiali commerciali in Australia, Cina, Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito, oltre a due uffici di rappresentanza a Singapore e Dubai. Una rete costruita a partire dal 1993, anno dell’apertura della prima filiale americana, e che ha consolidato il marchio come player globale. «Ormai i mercati sono tendenzialmente tutti maturi. Se in passato il recupero poteva avvenire grazie all’offerta di nuovi mercati, oggi il recupero lo si deve fare sottraendo quote alla concorrenza».
In questo scenario, la concorrenza più agguerrita arriva da oriente e ha il volto della Cina, pronta a replicare sul fronte del caffè quanto avvenuto già in altri settori, come l’automotive. «È un fenomeno già attuale: i produttori cinesi hanno conquistato quote significative in Asia e stanno penetrando anche in Europa e Stati Uniti», osserva Feliziani. Se il mercato complessivo dei costruttori cresce di appena l’1%, quello delle macchine super-automatiche – dominato da marchi svizzeri, tedeschi e alcuni italiani – segna una flessione del 18%. «Presto vedremo lo stesso scenario anche nel mercato domestico, dove i leader sono Breville, De’Longhi e Groupe Seb. L’arrivo dei competitor cinesi rappresenta un passaggio delicato e difficile da contrastare».

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