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Alberto Cantoni

08 Gennaio 2026, 13:26

Caputo, 2025 in scia col 2024. «Da fornitori a protagonisti. Grazie alla spinta del retail»

Dal 2017 al 2023 i ricavi della storica azienda molitoria napoletana sono quasi triplicati, passando da 70 a 201 milioni. Oggi l’Ebitda sfiora il 35%. Il Ceo: «Nuove opportunità di crescita in Italia con il mercato dello scaffale»

Caputo, 2025 in scia col 2024. «Da fornitori a protagonisti. Grazie alla spinta del retail»

Antimo Caputo durante il suo intervento alle Top Italian Companies (Imagoeconomica)

Oltre un secolo di storia e una visione proiettata oltreconfine. Dalla nascita a San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli, fino all’export in oltre 80 Paesi, Mulino Caputo è diventato uno dei marchi più riconosciuti dell’arte molitoria italiana (produzione di farine), ambasciatore d’eccellenza della tradizione partenopea anche nel mondo. «Attualmente circa metà del nostro fatturato proviene dall’estero», spiega Antimo Caputo, Ceo ed esponente della quarta generazione di mugnai alla guida dell’azienda. Con il passaggio del testimone, di generazione in generazione la famiglia Caputo ha trasformato una realtà storica in un brand moderno, diventando un punto di riferimento per pizzaioli, panificatori, pasticceri e consumatori.

Fondata nel 1924, la società affonda le sue radici nella visione dei bisnonni Carmine e Pasquale, rientrati dagli Stati Uniti per aprire un pastificio con mulino a Capua nel 1919. Negli anni Sessanta, la famiglia decide di abbandonare la produzione di pasta per concentrarsi esclusivamente sulle farine, perfezionando tecniche in grado di valorizzare le filiere di grano selezionato. Da questa intuizione nasce il cosiddetto Metodo Caputo: una macinazione molto lenta, che preserva amidi e proprietà organolettiche, e una sapiente miscelazione di grani teneri italiani integrati con altri selezionati dell’Europa settentrionale. Il risultato sono farine 100% naturali, senza additivi né enzimi chimici, pensate per garantire stabilità, lavorabilità e gusto autentico, anche attraverso progetti di filiera come “Grano Nostrum”, dedicato ai grani del Sud Italia.​

Dalle origini a oggi, la storia del gruppo racconta una crescita costante anche sotto il profilo economico-finanziario. Dal 2017 al 2023 i ricavi sono passati da 70,4 a 200,8 milioni di euro in sette anni, con un Cagr annuo del 23,3%. Nello stesso periodo, l’Ebitda è passato da 12,9 milioni (pari al 18,3% del fatturato) a 62,2 milioni (30,7% del fatturato), mentre l’utile netto è cresciuto da 8,9 a 40,2 milioni. Un balzo, quella della marginalità, sostenuto dal significativo ampliamento della capacità produttiva e dall’ingresso nel segmento gluten free, che ha consentito di intercettare nuovi clienti ad alto valore aggiunto.

Il trend positivo è proseguito nel 2024: la società ha chiuso l’anno con ricavi a 226,7 milioni (+12,9% rispetto al 2023), un Ebitda di 79,1 milioni (con un rapporto Ebitda/vendite del 34,7%) e un utile di 53,3 milioni (+32,6%), mentre la posizione finanziaria netta si è attestata su –64,8 milioni, il valore migliore della serie storica 2017-23 in termini assoluti, a indicare una solida posizione di cassa netta. Il Debt/Ebitda ratio, infine, è stato pari a 0,12x.

Mulino Caputo, fondata nel 1924, è oggi leader nella produzione di farine con export in oltre 80 Paesi. Nel 2024 ha chiuso con ricavi a 226,7 milioni di euro (+12,9%), Ebitda di 79,1 milioni (margine al 34,7%) e utile netto di 53,3 milioni (+32,6%). La crescita è sostenuta dall'espansione nel mercato retail e dal segmento gluten free. L'azienda sta investendo 70 milioni in un nuovo stabilimento a Ripalimosani che creerà oltre cento posti di lavoro, confermando la sua eccellenza nel settore molitorio italiano.

«Il 2024 ha confermato il nostro ruolo di leader nel settore della ristorazione, ma soprattutto la nostra capacità di presidiare anche il mercato retail, grazie a un marchio sempre più riconoscibile – prosegue il Ceo –. La grande distribuzione guarda oggi ai nostri prodotti come a una proposta di valore. Essere presenti su più canali distributivi ci ha permesso di consolidare ulteriormente il brand». Un momento decisivo, in questo senso, è arrivato con la pandemia: «La chiusura di ristoranti e pasticcerie ha spinto i consumatori a panificare in casa. È così che siamo entrati nel mercato dello scaffale e abbiamo scoperto nuove opportunità di crescita. È stato un passaggio quasi casuale, ma che ci ha premiati con uno sviluppo costante».

Per sostenere questa espansione, Mulino Caputo sta realizzando a Ripalimosani (Campobasso) uno degli impianti più moderni ed estesi d’Europa per la produzione di farine biologiche di grano tenero. L’investimento, pari a circa 70 milioni di euro, creerà oltre cento posti di lavoro: lo stabilimento – non distante dalla sede di un altro protagonista del settore alimentare italiano, La Molisana – si estenderà su 25 mila metri quadrati, sarà alimentato da energia rinnovabile e verrà dotato di tecnologie all’avanguardia per ridurre i consumi e garantire una gestione sostenibile.

La crescita, in termini finanziari e non, è stata accompagnata da campagne di comunicazione sempre più efficaci: tra gli esempi più recenti gli spot televisivi con Paolo Bonolis e Luca Laurenti in collaborazione con Mediaset, che hanno rafforzato la notorietà del brand presso il grande pubblico. Ma all’ombra del successo c’è anche la volontà di innovare il prodotto: la società ha investito nello sviluppo di nuove linee per intercettare le esigenze di un mercato sempre più diversificato e mutevole, introducendo la linea gluten free Fioreglut, pensata per pane, pizza, focacce e dolci. Il 2024 è stato segnato anche dal lancio del “Premio Caputo”, progetto di mecenatismo culturale che coinvolge l’Accademia di Belle Arti di Napoli e giovani artisti, chiamati a raccontare attraverso opere e installazioni il legame tra arte, grano e cucina popolare partenopea.

Arrivati a questo punto, si guarda ai conti del 2025 con ottimismo. «Ci aspettiamo risultati in linea con il 2024, con una crescita di qualche punto percentuale. Negli anni scorsi abbiamo investito molto e continuiamo a farlo per consolidare la nostra posizione. Oggi Mulino Caputo non è più soltanto nelle migliori pizzerie e ristoranti d’Italia, ma è arrivato anche sulle tavole degli italiani. Per continuare così, dobbiamo essere innanzitutto riconoscibili: penso che oggi sia la cosa più importante, all’interno di un mercato così vario».

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