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05 Dicembre 2025, 17:27

Economia circolare, Italia leader in Ue ma la filiera soffre

Nel rapporto annuale di Assoambiente, emergono le criticità delle filiere di plastica, tessile, edilizia e Raee

Raccolta differenziata

Conferimento Raccolta Differenziata

L’industria italiana del riciclo continua a distinguersi a livello europeo per risultati complessivamente positivi, ma resta penalizzata da squilibri che limitano la piena realizzazione di un’economia circolare competitiva. È quanto emerge dal rapporto annuale “L’Italia che ricicla”, presentato a Roma da Unicircular, la sezione di Assoambiente dedicata al recupero e alla valorizzazione delle risorse.

In base ai dati raccolti, l’Italia produce 193,8 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 164,5 milioni costituiti da rifiuti speciali e 29,3 milioni di urbani. Le raccolte differenziate hanno raggiunto il 66,6%, con un tasso di riciclo pari al 54% per i rifiuti urbani e al 73,1% per quelli speciali. Le filiere storiche – carta, vetro e metalli – assicurano performance superiori al 70%, contribuendo alla posizione di vertice del Paese nella gerarchia europea del riciclo.

Dietro a questi numeri, tuttavia, si collocano fragilità strutturali che interessano comparti strategici. Secondo Assoambiente, nel settore delle costruzioni e demolizioni, pur con un tasso di recupero dell’81%, il mercato degli aggregati riciclati resta debole a causa della scarsa domanda e della disomogeneità normativa, che provoca accumuli di materiali senza impiego.

La filiera della plastica registra una fase critica, legata alla concorrenza dei polimeri vergini a basso costo, agli alti prezzi dell’energia e all’incertezza regolatoria. Anche i comparti del tessile e dei Raee soffrono per una raccolta insufficiente e per la difficoltà di valorizzare materie prime seconde di elevato valore tecnologico. Nei settori più efficienti, come carta e vetro, l’elevata intensità energetica degli impianti e il peso delle quote ambientali Eu Ets riducono la competitività delle imprese.

Il rapporto segnala inoltre la frammentazione del sistema produttivo: gran parte delle aziende del riciclo in Italia è costituita da realtà di piccole dimensioni, esposte alla volatilità dei prezzi e con margini operativi ridotti. Tra le possibili leve di miglioramento, lo studio indica la “osmosi industriale”, ossia le collaborazioni tra imprese e l’integrazione delle filiere per favorire lo scambio di sottoprodotti e aumentare l’efficienza produttiva.

Nel corso della presentazione, Paolo Barberi, presidente di Unicircular, ha osservato che “l’Italia dispone delle competenze e delle tecnologie per assumere un ruolo di guida nella transizione circolare, ma deve sciogliere le proprie contraddizioni e trasformare il riciclo in una leva economica reale”. Barberi ha aggiunto che, senza un quadro normativo e industriale coerente, “l’economia circolare rischia di restare un concetto teorico, non una pratica industriale diffusa”.

Chicco Testa, presidente di Assoambiente, ha sottolineato come “il riciclo non sia più solo un tema ambientale, ma una leva strategica per la sicurezza delle risorse e la decarbonizzazione del Paese”. Ha quindi auspicato interventi su regole più uniformi, una fiscalità incentivante, criteri End of Waste chiari e politiche di acquisto pubblico orientate ai materiali riciclati.

Box dati:

193 mln tonnellate di rifiuti 

66,6% raccolta differenziata 54% tasso di riciclo dei rifiuti urbani

73,1% tasso di riciclo dei rifiuti speciali

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