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Giulia Betti

05 Dicembre 2025, 19:00

Aeffe, la crisi picchia forte. 211 lavoratori a casa su 540

Il gruppo di Alberta Ferretti in composizione negoziata della crisi avvia la procedura di mobilità per i dipendenti tra Rimini e Milano. A gennaio previsti due tavoli al Mimit

Aeffe, la crisi picchia forte. 211 lavoratori a casa su 540

Per Aeffe il calendario di fine anno non segna solo il picco (sperabilmente) delle vendite natalizie, ma anche la scadenza di una procedura di licenziamento collettivo. Il gruppo romagnolo della moda, fondato da Alberta Ferretti e quotato a Piazza Affari, ha avviato l’iter per 221 esuberi su un organico di circa 540 addetti: 81 nel quartier generale di San Giovanni in Marignano (Rn) e 140 nella sede di Milano. Un ridimensionamento che arriva al termine di mesi già segnati da cassa integrazione straordinaria e tensioni sulla tenuta della base industriale del gruppo.

Il 2024 si è chiuso con ricavi per 251 milioni di euro, in calo di oltre il 20 per cento rispetto all’anno precedente, e nei primi sei mesi del 2025 il rallentamento si è accentuato, con un’ulteriore flessione dei volumi intorno al 27 per cento su base annua e margini tornati in rosso. In parallelo l’azienda ha fatto ricorso alla cassa integrazione speciale per circa 500 lavoratori — gran parte degli stabilimenti italiani — e ha chiesto l’accesso alla composizione negoziata della crisi d’impresa per la capogruppo e per la controllata Pollini, con la nomina di un esperto incaricato di affiancare il management nella definizione di un piano di risanamento.

Su questo terreno si stanno muovendo sindacati, Mimit e ministero del Lavoro. Per i sindacati — con Filctem-Cgil in prima linea — l’obiettivo è duplice: usare tutte le leve possibili per ridurre l’impatto dei licenziamenti e ottenere dall’azienda un vero piano industriale che dica cosa resterà di Aeffe dopo la “cura dimagrante”. Non basta parlare di ammortizzatori, incentivi all’esodo e politiche attive: al tavolo Cgil, Cisl e Uil chiedono chiarezza su quale sarà la struttura produttiva e organizzativa del gruppo, quali marchi si vorranno spingere, quali funzioni resteranno in Romagna e quali a Milano.

A Roma la vertenza ha già una sua agenda. Due appuntamenti sono considerati decisivi: il 16 e il 21 gennaio, quando Aeffe dovrà presentare prospettive e contromisure davanti ai ministeri competenti. È lì che si capirà se la procedura servirà a gestire un passaggio difficile ma reversibile, oppure se segnerà l’avvio di un ridimensionamento strutturale. «La crisi è importante e l’esperto nominato sta valutando le possibili mosse — osserva Daniele Baiesi, segretario Filctem-Cgil di Rimini — ma vorremmo capire se questi 221 esuberi, numeri davvero pesanti, siano supportati da un piano industriale che ad oggi non conosciamo». In altre parole, prima di sancire l’uscita di così tante persone il sindacato vuole vedere nero su bianco che tipo di Aeffe resterà.

Per capire la posta in gioco basta guardare alla mappa delle funzioni coinvolte. Il perno resta Moschino, il marchio più visibile a livello internazionale, affiancato dalle linee Alberta Ferretti e Philosophy e, sul fronte accessori, da Pollini. È proprio lungo questo asse che, secondo molte voci interne, l’organizzazione era cresciuta per addizione: uffici stile e prodotto duplicati fra Romagna e Milano, sovrapposizioni di ruoli, linee da ripensare, processi appesantiti. La riorganizzazione in corso interviene finalmente su nodi che erano da tempo sotto traccia, ma lo fa nella forma più dolorosa, quella dei tagli: gli esuberi colpiscono il cuore delle attività di progettazione, pianificazione, relazione con i terzisti e gestione dei buyer italiani ed esteri. Per i territori coinvolti non è solo un tema di salari, ma di perdita di competenze costruite in decenni di lavoro.

La domanda, per chi siede al tavolo romano, non è quindi soltanto quanti licenziamenti ci saranno, ma se questo ridisegno servirà davvero a rimettere ordine fra fabbrica, creatività e funzioni di sede. Il rischio — sottolineano i sindacati — è che un problema organizzativo affrontato tardi venga risolto soprattutto sul versante occupazionale, scaricando il peso sulle funzioni più qualificate e meno delocalizzabili.

Oltre i cancelli della “signora Ferretti”, però, il quadro non è molto più rassicurante. Nel giro di pochi mesi la stessa geografia industriale che aveva costruito un “distretto diffuso” della moda tra Romagna, Emilia e Lombardia è stata attraversata da altre scosse: la lunga crisi di La Perla, la ristrutturazione di Yoox, le discussioni sui poli logistici legati al fashion. A questo elenco si è aggiunto, nelle ultime settimane, il dossier Woolrich, che porta il ragionamento sul terreno dei trasferimenti invece che dei licenziamenti, ma pone interrogativi non meno pesanti sul futuro delle persone.

Nel caso Woolrich la scintilla è stata l’acquisizione, a novembre, da parte di BasicNet, il gruppo torinese cui fanno capo marchi come Kappa, K-Way, Superga e Sebago, che di recente ha aggiunto anche Sundek. L’accordo con il fondo L-Gam riguarda il marchio per l’Europa e il 100 per cento di Woolrich Europe, la società con sede a Bologna che gestisce distribuzione e retail nel continente, dove lavorano 229 dipendenti oltre a circa 90 addetti dei negozi monomarca. Per 109 impiegati bolognesi e 30 milanesi la nuova proprietà ha annunciato il trasferimento nel quartier generale di Torino entro marzo. Secondo quanto denunciato dai sindacati, chi rifiuta il trasferimento verrebbe considerato dimissionario, con il rischio di perdere anche il diritto all’indennità di disoccupazione.

Qui il copione è diverso: non si parla di “esuberi” ma di spostare persone insieme alle funzioni. Eppure la morale rischia di somigliarsi molto a quella di Aeffe: sullo sfondo c’è la fragilità di un ecosistema industriale fatto di marchi globali e sedi locali, in cui le decisioni di governance — ricorrere alla composizione negoziata, ridisegnare organici, concentrare le teste in un’unica città — si traducono per lavoratori e territori in una stessa domanda concreta. Non solo se il posto di lavoro sopravviverà, ma dove, con quali tutele e con quale ruolo in una filiera della moda che sta cambiando pelle molto più in fretta delle sue collezioni.

Dati

221 Licenziamenti previsti

251 mln (-20%) Fatturato 2024 in calo

-27% Crollo volumi primo semestre 

≈500 Lavoratori in cassa integrazione

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