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16 Dicembre 2025, 18:14

Settore enologico

Boom del vino, produzione a +8%. Veneto in testa ma calano i prezzi

La vendemmia 2025 si chiude con +8,6% di giacenze e 53,3 milioni ettolitri di vino. In flessione il costo dell'uva a 0,66 euro al kg (-0,5%)

Boom del vino, produzione a +8,9% Veneto in testa ma calano i prezzi

Vigne di Treviso

Box Dati: 29 mln di hl giacenza italiana, -0,5% contrazione del prezzo in Veneto, 12 mln hl produzione veneta, 3 mln hl produzione siciliana

La vendemmia 2025 si conclude con un generale aumento della giacenza, +8,6 per cento rispetto al 2024. Negli stabilimenti enologici italiani, al 30 novembre 2025, sono presenti 53,3 milioni di ettolitri di vino, 9,7 milioni di ettolitri di mosti e 9,5 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione, secondo i dati diffusi dal Masaf nel rapporto «Cantine Italia». Il Nord Italia detiene il 61 per cento del vino prodotto, pari a 19 milioni di ettolitri — dove spiccano Emilia-Romagna (6 milioni di ettolitri), Toscana (circa 5 milioni) e Veneto (14 milioni) — mentre Centro, Sud e Isole si aggiudicano rispettivamente il 15, il 16 e l’8 per cento.

Il Veneto conferma il primato sulla produzione con circa 12 milioni di ettolitri, in crescita del 2 per cento rispetto al 2024, e si appresta a confermare anche nel 2025 il ruolo di prima regione produttrice di vino in Italia. A fronte di questo incremento dei volumi, i prezzi medi delle uve mostrano una lieve flessione: la quotazione media regionale si attesta a 0,66 euro al chilogrammo, in calo dello 0,5 per cento su base annua. I dati emergono dal report I prezzi delle uve venete, elaborato dall’Osservatorio economico agroalimentare di Veneto Agricoltura.

Il quadro complessivo evidenzia tuttavia dinamiche non omogenee sul territorio. Se da un lato le uve biologiche registrano incrementi diffusi in tutte le province, con rialzi del 30 per cento per le bianche e del 40 per cento per le rosse rispetto al 2024, dall’altro le quotazioni complessive riflettono andamenti differenziati tra le principali aree viticole.

Treviso e Verona condividono la leadership delle quotazioni medie, entrambe a 0,72 euro al chilogrammo, ma con traiettorie opposte. La provincia di Treviso segna un aumento del 4,1 per cento rispetto allo scorso anno, mentre Verona registra una contrazione del 4,9 per cento. Più contenuta la variazione a Padova, dove il prezzo medio delle uve si colloca a 0,52 euro al chilogrammo, con una crescita annua dello 0,6 per cento.

Le differenze territoriali si confermano anche analizzando le sole produzioni a denominazione di origine controllata e a indicazione geografica tipica. A Treviso, la dinamica positiva è trainata in particolare dal Refosco Doc, che raggiunge 0,55 euro al chilogrammo con un incremento del 37,5 per cento, e dai forti rialzi registrati da alcune Igt, tra cui Merlot, Cabernet e Refosco, con aumenti compresi tra il 33 e il 43 per cento. Questi andamenti contribuiscono a fissare il prezzo medio delle Doc a 0,90 euro al chilogrammo, in crescita dell’1,3 per cento sul 2024, e quello delle Igt a 0,48 euro al chilogrammo, con un aumento dell’11,6 per cento.

A Verona, invece, la flessione è imputabile soprattutto al comparto Doc, che registra un prezzo medio di 0,81 euro al chilogrammo, in calo del 7 per cento. All’interno di questo segmento, gli aumenti di Bardolino comune e Custoza, rispettivamente del 5,3 e del 5,6 per cento, attenuano il forte ridimensionamento del Valpolicella zona classica, che segna una diminuzione del 34,8 per cento. Le quotazioni delle Igt mostrano una maggiore tenuta, con una riduzione limitata all’1,8 per cento su base annua, anche grazie all’incremento del Cabernet.

A Padova prevale una situazione di sostanziale equilibrio. Il valore medio delle uve a denominazione si attesta a 0,61 euro al chilogrammo, con una variazione negativa dello 0,2 per cento, mentre le Igt registrano un aumento del 2,4 per cento, raggiungendo 0,40 euro al chilogrammo, sostenute in particolare da Pinot nero e Cabernet, che si avvicinano a 0,50 euro.

Si distingue anche la Doc Sicilia nel 2025. La denominazione, che fa capo a un sistema produttivo diffuso su scala regionale e rappresenta una delle principali realtà vitivinicole italiane, ha registrato una vendemmia che, come ha dichiarato il direttore del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Camillo Pugliesi, «dopo due annate complesse ha segnato un ritorno a livelli produttivi più regolari», con circa 3 milioni di ettolitri raccolti su 97 mila ettari vitati.

Sul piano dei mercati esteri, l’anno ha mostrato andamenti differenziati: negli Stati Uniti la domanda ha tenuto, pur in un contesto reso più articolato dalle politiche commerciali, mentre nell’area asiatica si è registrato un interesse crescente verso i vini siciliani. «Negli Stati Uniti la tenuta del mercato è stata complessivamente positiva — ha aggiunto Pugliesi — mentre nell’area asiatica si è registrato un interesse crescente», elemento che orienta le strategie future del Consorzio, che per il 2026 prevede un rafforzamento delle attività promozionali proprio in Asia. Il mercato ha mostrato una crescente attenzione per i vini bianchi, in particolare Grillo e Lucido (Catarratto).

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