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16 Dicembre 2025, 18:41

Innovazione e tradizione Binomio d’oro per il Sud

Performance eccellenti per le medie imprese Nel Mezzogiorno ricavi a +1,8% (Italia -1,7%)

Innovazione e tradizione Binomio d’oro per il Sud

Veduta di Napoli

Le medie imprese del Mezzogiorno stanno mostrando un notevole dinamismo e ottimismo, con risultati di crescita più elevati rispetto alla media nazionale. Secondo il rapporto «Scenario competitivo, ESG e innovazione strategica nelle medie imprese del Mezzogiorno», realizzato dall'Area Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, la performance economica delle imprese meridionali è stata superiore rispetto alle altre regioni italiane nel 2024, con una crescita dei ricavi dell'1,8%, contro una contrazione dell'1,7% per il resto d'Italia. Questo andamento positivo arriva dopo un significativo incremento del 78,1% registrato nel decennio precedente, dimostrando una resilienza e una capacità di adattamento alle sfide economiche globali.

Nel rapporto, presentato a Matera il 16 dicembre, è emerso che le medie imprese del Sud, che comprendono 408 aziende produttive a controllo familiare, si concentrano principalmente in Abruzzo, Campania e Basilicata, con un volume di vendite che varia da 19 a 415 milioni di euro e un numero di dipendenti tra 50 e 499. Il 2025 si prevede sarà un altro anno di crescita, con il 65,4% delle imprese del Mezzogiorno che si aspettano un aumento del fatturato, in confronto al 55,4% delle imprese del Centro-Nord.

Gaetano Esposito, direttore generale del Centro Studi delle Camere di Commercio, sottolinea come la crescita occupazionale non si limiti solo a un aspetto numerico, ma sia accompagnata da un'espansione delle relazioni internazionali e dall'introduzione di pratiche di innovazione, in particolare nella nuova generazione di imprenditori meridionali. Questi si stanno distinguendo non solo per la capacità di esplorare nuovi mercati, ma anche per l'integrazione di innovazioni tecnologiche nei settori tradizionali, come dimostrato dall'esempio di Derado, azienda che ha trasformato la lavorazione di prodotti ittici in un settore parafarmaceutico, e da Cementeria Costantinopoli, che ha avviato l'adozione di soluzioni ecocompatibili nella propria produzione.

Le sfide non mancano. Il report evidenzia come il 23,2% delle medie imprese meridionali risenta di un mismatch di competenze, un ostacolo che potrebbe frenare la crescita, mentre il 41,3% teme che la burocrazia ostacoli il cammino verso una maggiore sostenibilità. In termini di obiettivi futuri, le medie imprese del Mezzogiorno puntano forte sull'internazionalizzazione. Il 79,6% delle aziende meridionali ha infatti dichiarato di voler espandere la propria presenza su nuovi mercati nei prossimi due anni, con un'attenzione particolare alla transizione ecologica. Tre imprese su quattro nel Sud intendono ridurre il proprio ricorso alle fonti fossili e adottare energie rinnovabili, un dato che si colloca sopra la media del resto d'Italia, dove questa percentuale si attesta al 66,6%.

Gabriele Barbaresco, direttore dell'Area Studi Mediobanca, ha commentato che la crescita delle medie imprese meridionali segna una «felice intersezione» tra un modello capitalistico caratterizzato dal controllo familiare e l'internazionalizzazione, un binomio che andrebbe supportato da politiche pubbliche e investimenti privati, in particolare da parte di fondi di private equity che possano offrire una vera proposta imprenditoriale, e attraverso misure che favoriscano la riduzione degli ostacoli burocratici e incentivino l'innovazione.

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