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Giulia Betti

19 Dicembre 2025, 16:40

Le previsioni

Emilia-Romagna, crescita lenta. Pil ‘25 a +0,6. Tiene il lavoro

Nel ‘26 Pil a +0,9%. L’export resta debole. Occupati a +1,2%. Colla: «Decisive le filiere»

Emilia-Romagna, crescita prudente. Pil 2025 a +0,6. Tiene il lavoro

Il vicepresidente regionale Vincenzo Colla

La fotografia di fine anno restituisce un’Emilia-Romagna che cresce meno di quanto vorrebbe, ma più di quanto temeva. Il 2025 si chiude con un Pil regionale in aumento dello 0,6%, un dato che conferma la capacità di tenuta di uno dei motori industriali del Paese. È quanto emerge dal rapporto Regione-Unioncamere presentato al Tecnopolo di Bologna.

Il segnale più incoraggiante arriva dal mercato del lavoro. L’occupazione cresce dell’1,2% nel 2025 e dovrebbe rallentare ma restare positiva anche nel 2026 (+0,4%), portando il tasso di occupazione al 71,5% (mentre quello medio nazionale viaggia attorno ai 62,7%). Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende al 3,9%, terzo valore più basso in Italia dopo Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Ma è proprio sul fronte industriale che si gioca la partita più delicata dei prossimi mesi. Le previsioni per il 2026 indicano una crescita del Pil dello 0,9%, con industria e servizi chiamati a fare da traino rispettivamente con +1,1% e +1,2%. In controtendenza, invece, le costruzioni(-2,6%). 

Il vero elemento di fragilità resta l’export. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni regionali mostrano una timida ripresa (+0,5%), ma il dato medio nasconde forti divergenze geografiche. La Germania è tornata a essere il primo partner commerciale della regione, superando gli Stati Uniti grazie a una crescita del 6,7%, segnale di un riaggancio – seppur parziale – alla manifattura tedesca, che resta il principale sbocco per la meccanica e l’automotive emiliano-romagnoli. Di segno opposto l’andamento verso i mercati extraeuropei. Le esportazioni verso gli Usa sono diminuite dell’8%, penalizzate dai dazi. Ancora più preoccupante la flessione del mercato cinese (-16%), che secondo gli analisti presenta caratteristiche strutturali.

In questo quadro, la ripresa dell’export prevista per il '26 (+1,8%) appare più come una scommessa. Una sfida che si innesta su un altro trend di lungo periodo: l’erosione della base imprenditoriale. A fine settembre le imprese attive in regione sono scese dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del '24 (-5,8% in 10 anni). È su questo terreno che si collocano le dichiarazioni del vicepresidente della Regione e assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, che rivendica il ruolo delle politiche regionali nel sostenere la resilienza del sistema produttivo. «Il sostegno della Regione ha permesso alle imprese di resistere a un anno segnato dalle tensioni internazionali», sottolinea Colla.

La parola chiave resta “filiere”. «Dobbiamo continuare a investire nelle filiere – aggiunge – che consentono al territorio di giocare un ruolo importante nella competizione globale», con un’attenzione particolare a intelligenza artificiale, blue e green economy e biotecnologie. Ambiti che intercettano le specializzazioni storiche della regione, dalla meccatronica alla chimica avanzata, dall’agroalimentare alla sanità.

Accanto all’innovazione, Colla ribadisce l’impegno sul fronte dell’internazionalizzazione e del sostegno alle Pmi, in particolare nell' intercettare i finanziamenti europei. «È un elemento fondamentale per continuare a crescere», afferma, richiamando la necessità di rafforzare le competenze progettuali e amministrative delle imprese in una fase in cui il quadro delle risorse comunitarie – dal Pnrr ai programmi di coesione – è destinato a diventare più selettivo.

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