Il vino italiano a caccia di nuove rotte e clienti. Consumi ancora in calo
Dazi, calo dei consumi e aumento delle giacenze spingono nuovi investimenti. Chianti alla conquista dell’Africa, Umbria dà l'addio a Caprai
Il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi (© Ansa)
Produzione stabile, consumi in calo e difficoltà strutturali sull’export: il 2025 del vino italiano si chiude con segnali contrastanti. L’Italia resta leader mondiale per volumi con 47,3 milioni di ettolitri, ma il disallineamento tra offerta e domanda continua a pesare. Le giacenze hanno raggiunto i 44,5 milioni di ettolitri a fine ottobre (+5,2% sul 2024) e, secondo Cantina Italia, sono salite a 53,4 milioni a fine novembre (+8,6%), con altri 9,5 milioni ancora in fermentazione.
Il rallentamento dei consumi interni ed europei, aggravato da tendenze salutistiche, instabilità economica e barriere commerciali, ha frenato l’assorbimento del prodotto. Nei primi nove mesi dell’anno l’export è sceso del 2,2%, fermandosi a 5,7 miliardi di euro. La vendemmia, tra le più scarse degli ultimi otto anni, ha favorito un parziale riequilibrio sul mercato, ma le previsioni 2026 restano caute, con bilanci grigi per molti piccoli produttori. Crescono solo alcune denominazioni a metodo classico e le etichette premium rivolte ai mercati extra-UE, in un contesto che richiede strategie sempre più mirate su sostenibilità, qualità e gestione dei volumi.
Le scorte crescono in tutte le principali denominazioni. Il Prosecco Doc resta al primo posto con circa 5 milioni di ettolitri (+2,8%), ma sono le Dop toscane e siciliane a registrare gli aumenti più marcati: +18,1% per l’Igp Toscana, +31,3% per Terre Siciliane, +19,9% per il Chianti, con incrementi a doppia cifra anche per Brunello di Montalcino, Franciacorta e Soave.
In un contesto appesantito, si cercano nuove rotte. Il Consorzio del Chianti avvia la sua prima missione ufficiale in Africa: il 27 gennaio sarà a Lagos, in Nigeria, con 13 aziende al Top Italian Wines Roadshow di Gambero Rosso. «L’Africa è un’area da esplorare» spiega il presidente Giovanni Busi, puntando su un target giovane e ad alto reddito. Dopo le masterclass del 2024 a Lagos e Luanda, l’obiettivo è aprire un canale commerciale strutturato.
Non mancano però segnali in controtendenza. L’Alta Langa Docg chiude il 2025 con oltre 2 milioni di bottiglie vendute (+10%), 179 soci e prospettive di crescita fino a 3,5 milioni di bottiglie al 2028. Il mercato resta prevalentemente interno, ma a marzo è previsto un evento a New York per rafforzare l’internazionalizzazione.
Il bilancio resta complesso e il rallentamento delle uscite dalle cantine è evidente. Anche per questo Umbria Top Wines prepara Vinitaly 2026 con un nuovo padiglione regionale e il concept “Umbria: Stili di Vite”, che unirà vino, turismo e identità culturale. «Abbiamo lavorato per superare criticità – afferma l’assessora regionale Simona Meloni – valorizzando un comparto fondamentale e puntando anche su nuovi mercati».
Intanto il settore saluta Arnaldo Caprai, scomparso a 92 anni. Imprenditore umbro, fu protagonista del rilancio del Sagrantino di Montefalco, intuendone il potenziale già negli anni Settanta e lasciando un segno profondo nella viticoltura regionale.

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