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Alberto Cantoni

05 Gennaio 2026, 18:46

Innovazione

Brevetti, Torino in caduta libera. In sette anni crollati del 40%

Dalle 10.700 richieste del 2019 alle 6.700 del 2025. Milano resta leader, Bologna supera la Mole

Brevetti, Torino in caduta libera. In sette anni crollati del 40%

(© Shutterstock)

A Torino l’innovazione non è scomparsa, ma ha perso volume, visibilità e centralità. I brevetti – il termometro più immediato della capacità di trasformare ricerca e industria in vantaggio competitivo – raccontano una città che arretra. In pochi anni le domande si sono ridotte di migliaia di unità, segnalando una frattura tra il passato di grande laboratorio industriale e un presente in cui le idee faticano a diventare asset strategici riconosciuti a livello europeo.

Il dato, come sottolineato dal Corriere Torino, è netto: dalle circa 10.700 richieste del 2019 si è passati alle 6.700 del 2025 (-37% in sette anni). Un rallentamento che non può essere archiviato come fisiologico, soprattutto perché riguarda un territorio che ha costruito la propria reputazione sull’invenzione industriale e sulla capacità di portare sul mercato soluzioni nuove, spesso prima degli altri. Il rischio oggi è che quel patrimonio resti confinato nella narrazione storica, mentre il baricentro dell’innovazione si sposta altrove.

La contrazione all’ombra della Mole, però, si inserisce in una tendenza più ampia, con tutta l’Italia che sta vivendo una fase di assestamento sul fronte dei brevetti europei. Già nel 2024 le domande depositate all’Ufficio europeo dei brevetti sono scese tra il 3,5% e il 4,5%, fermandosi tra 4.612 e 4.853 richieste dopo il record del 2023. Un arretramento che ha avuto un effetto simbolico forte: per la prima volta il Paese è uscito dalla top ten mondiale per numero di invenzioni registrate. Si tratta di una dinamica che riflette la crisi di alcuni settori chiave, come l’automotive tradizionale, ma anche il peso crescente di modelli di innovazione ad altissima intensità di capitale dei grandi player made in Usa e China.

La differenza, oggi, la fanno i territori. Milano continua a essere la capitale italiana dei brevetti, con circa 670 domande di brevetto europeo nel 2024, nonostante un lieve calo rispetto all’anno precedente (–28). Un numero che da solo supera quello di intere regioni italiane. Ma la vera spinta arriva dall’Emilia-Romagna, che ha trasformato la propria specializzazione manifatturiera in un vantaggio competitivo stabile. Bologna ha depositato 383 brevetti europei, registrando l’incremento più alto a livello nazionale (+43), mentre Modena segue con 233 domande, in crescita di circa 40 unità, trainata dal settore auto di fascia alta e dalla ceramica. Nel complesso, la regione è la prima in Italia per intensità brevettuale, con oltre 200 domande per milione di abitanti.

Torino, invece, appare sospesa. Con circa 290 brevetti europei depositati nel 2024, perde terreno relativo e viene superata proprio da Bologna. Auto e aerospazio continuano a rappresentare assi portanti, ma non compensano più il venir meno di quel grande moltiplicatore che per decenni è stato il sistema della ricerca legato a Fiat. La riduzione del peso delle grandi imprese si riflette direttamente sui numeri complessivi, rendendo meno visibile un ecosistema che, nei fatti, continua a innovare. In questo senso, pesa anche la diversa struttura dei sistemi produttivi locali: dove filiere compatte, grandi gruppi e centri di ricerca dialogano stabilmente, il brevetto resta uno strumento centrale. Dove l’innovazione è più diffusa e frammentata, tende invece a restare sottotraccia.

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