Verso Milano-Cortina
Olimpiadi al mese della verità. E il Cio promuove i test
Il Comitato Olimpico: «Fiduciosi». Ma restano dei nodi da chiudere
Un mese esatto all’accensione del braciere olimpico. Il 6 febbraio segnerà l’inaugurazione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina, e il calendario entra ora nella sua fase probabilmente più delicata: quella in cui la preparazione deve tradursi in un piano operativo. Il passaggio dalla fiaccola al braciere è simbolico, ma rende bene l’idea. Non si parla più di cantieri, cronoprogrammi o ipotesi, bensì di test, prove generali, flussi, sicurezza e logistica.
Il messaggio che arriva dai territori e dagli organizzatori è di fiducia. Gli impianti principali sono pronti, la macchina organizzativa è rodata, il sistema di eventi-test ha restituito segnali positivi. Anche il Comitato olimpico internazionale (Cio) si allinea su questa lettura. «I test ci danno fiducia che tutto sarà pronto», ha ribadito nei giorni scorsi Christophe Dubi, direttore esecutivo del Cio, parlando di una fase ormai avanzata di piena implementazione operativa in tutti i cluster olimpici.
Quindi la narrazione ufficiale è quella di un evento che arriva puntuale al suo giorno del giudizio. Ma a un mese dall’apertura, alcune partite non sono ancora formalmente chiuse, pur essendo — assicurano gli organizzatori — in via di definizione. Il caso più emblematico resta quello della cabinovia di Socrepes, infrastruttura strategica per i collegamenti a Cortina. Fabio Massimo Saldini, commissario di Governo e amministratore delegato di Simico, parla di probabilità «al 100 per cento», precisando però che quel cento vale «a meno di imprevisti di cantiere»: una formula che, in montagna e in pieno inverno, non è sicuramente tutt’altro che rara.
Dubi non ha eluso il tema dei ritardi residui: «Siamo nel momento in cui tutto sta prendendo forma», ha spiegato, sottolineando come i recenti test abbiano fornito indicazioni decisive proprio per affrontare l’ultimo miglio. Sul fronte degli impianti sportivi, il presidente dell’IIHF Luc Tardif ha confermato che le infrastrutture per l’hockey su ghiaccio — altro grande «sfiduciato» — spogliatoi, campi e aree di allenamento, saranno pronte in tempo, parlando apertamente di un torneo «fantastico».
La speranza è che questo clima di fiducia possa estendersi anche al resto del piano infrastrutturale. Secondo un report di Libera, 56 opere su 98 — per un investimento complessivo di 3,54 miliardi di euro, di cui solo il 13 per cento destinato direttamente ai Giochi e l’87 per cento alla legacy — non saranno completate prima dell’evento: «Il 57% degli interventi sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere che si chiuderà nel 2033».

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