L'analisi
Aeroporti, vola solo Bologna. I piccoli in cerca di rilancio
Una nuova stagione nei cieli emiliano–romagnoli. Forlì perde di traffico. Solo Rimini decolla
L'aeroporto "Guglielmo Marconi" di Bologna (© Ansa)
Si preannuncia un 2026 interessante nei cieli emiliano-romagnoli. Per un aeroporto, quello di Bologna, che vola oltre ogni record storico con oltre gli 11 milioni di passeggeri nel 2025 e continua a crescere senza sosta, ce ne sono tre – Rimini, Forlì e Parma – che messi insieme non arrivano al milione. Per evitare che la forbice diventi strutturale, la nuova Giunta di Michele de Pascale ha preso negli ultimi mesi dell’anno decisioni nette: da un lato sgravi fiscali per incentivare il riequilibrio dei flussi, dall’altro l’impegno a creare una cabina di regia e regole condivise per alleggerire la pressione sul Marconi, sempre più congestionato, e garantire la sostenibilità dei piccoli scali, oggi in affanno.
Il traguardo raggiunto nel 2025 dall’aeroporto Marconi consolida la centralità dello scalo bolognese, con 21mila occupati e un impatto stimato di un miliardo di euro sul PIL regionale. Ma la crescita ben più rapida delle previsioni pone non solo problemi di convivenza con la comunità bolognese, ma anche interrogativi sul senso di far esplodere l’infrastruttura del capoluogo mentre a poche decine di chilometri rischiano la chiusura due scali (Parma e Forlì) su cui sono stati iniettati fondi pubblici con piani di rilancio rimasti lettera morta.
La Regione ha risposto con l’abolizione della “council tax”, l’addizionale sui diritti d’imbarco di 6,5 euro, che dal 2026 non si applica più a Forlì, Rimini e Parma. In cambio, verserà ogni anno 1,9 milioni allo Stato, neutralizzando il costo per le compagnie. La misura punta a rendere più attrattivi i piccoli scali, oggi sotto la soglia dei 700mila passeggeri. Un vantaggio che ha spinto Ryanair a manifestare l’intenzione di aumentare la propria presenza nei tre aeroporti secondari, non senza tensioni da parte del Marconi che teme una distorsione del mercato.
La sostenibilità del Ridolfi di Forlì è però davvero a rischio: lo scalo ha chiuso i primi 11 mesi del 2025 con 111mila passeggeri (dati Assaeroporti), in calo del 10% rispetto all’anno precedente. Nonostante una concessione trentennale da parte di Enac e investimenti privati rilevanti, non riesce consolidare una base solida di traffico. La società di gestione rivendica di aver sempre ripianato i disavanzi previsti ma resta dipendente da poche rotte operative. Anche in questo caso le istituzioni si stanno muovendo per aprire a nuove prospettive: accanto all’aeroporto sorgerà il centro di ricerca del progetto ERiS (Emilia-Romagna in Space), che farà di Forlì un polo della space economy regionale.
È stato un finale d’anno di colpi di scena a Parma. Dopo anni di perdite croniche, culminate in un disavanzo di 8 milioni nel 2025, la società di gestione Sogeap ha evitato la liquidazione solo grazie a una ricapitalizzazione di 9 milioni promossa da una cordata di imprenditori locali, che hanno ripreso il controllo dello scalo ducale (il 75% delle quote) attraverso la nuova società Apollo, che riunisce nomi come Barilla, Bertazzoni, Ghidini e CGR. Centerline, il precedente socio di maggioranza, resta con il 25% ma appare destinato a uscire. Resta da verificare la sostenibilità del rilancio, dopo oltre trent’anni di operatività mai decollata.
Rimini è invece l’unico scalo regionale, oltre Bologna, a chiudere il 2025 con il segno più. Lo scalo “Fellini”, gestito da Airiminum, ha registrato un incremento del 31,5% nei primi 11 mesi dell’anno, raggiungendo i 430mila passeggeri e avviandosi a superare quota 450mila a consuntivo, trainato dai nuovi collegamenti internazionali, in particolare con Londra, Barcellona e Basilea, che hanno portato a picchi di presenze estere pari all’86% nei mesi estivi. La società prevede l’arrivo di quattro nuovi vettori nel 2026 e punta al milione di passeggeri nel giro di due anni.
A supporto del decollo dello scalo riminese, Regione e Comuni della Riviera hanno sottoscritto un accordo triennale da 3 milioni l’anno per azioni congiunte di marketing e promozione turistica internazionale e fare di Rimini la porta d’accesso all’offerta balneare e fieristica dell’intera Romagna. Una vetrina importante arriverà a maggio, quando la città ospiterà Routes Europe 2026, il principale evento europeo sullo sviluppo delle rotte aeree.
«Il nostro obiettivo – ha dichiarato il presidente regionale Michele de Pascale – è arrivare a 20 milioni di passeggeri l’anno con una rete di scali che funzioni in modo coordinato, valorizzando le specificità di ciascuno. È una sfida che riguarda la tenuta del sistema produttivo, la qualità dell’accessibilità territoriale e l’attrattività internazionale dell’Emilia-Romagna». Una regia unica per una regione che non può permettersi di perdere nessuno dei suoi nodi strategici di collegamento.

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