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Alberto Cantoni

08 Gennaio 2026, 16:56

Gioco e tecnologia

Lego Smart Play, il mattoncino diventa tech

La compagnia danese presenta al Ces Smart Play: mattoncini con sensori, microfoni, accelerometri. BrickNet li connette senza app o schermi né intelligenza artificiale, solo con sensori, movimento e immaginazione

Lego Smart Play, il mattoncino diventa tech

La presentazione del Lego Smart Play (David Becker/Stringer/Getty Images))

Durante una delle presentazioni del Ces di Las Vegas, il brusio della sala si è interrotto all’improvviso. Su un tavolo, un piccolo mattoncino rosso ha cominciato a vibrare, poi a illuminarsi, finché un ronzio – simile a quello di un motore in decollo – ha riempito il silenzio. Non era un effetto speciale, ma un semplice Lego. O forse no: era il primo esemplare di Smart Play, il nuovo sistema con cui l’azienda danese tenta di fondere l’immaginazione manuale del gioco tradizionale con la sensibilità interattiva del mondo digitale.

La compagnia di giocattoli ha infatti scelto la kermesse americana per presentare la più grande rivoluzione della sua storia recente: un sistema che unisce il fascino analogico dei mattoncini alla reattività del gioco intelligente. Il cuore del progetto è un minuscolo computer, grande quanto un classico brick 2x4, che trasforma le costruzioni in oggetti capaci di rispondere ai movimenti e all’ambiente circostante. Il chip personalizzato all’interno del “cervello” Lego è più piccolo di un singolo bottone, ma ospita accelerometri, sensori di luce, microfoni, magnetometri e un altoparlante miniaturizzato che sfrutta le cavità d’aria del mattone per amplificare il suono. Insieme agli Smart Tag – piastrelle dotate di un identificativo digitale – e alle Smart Minifigures, il sistema riconosce oggetti e situazioni di gioco, attivando effetti sonori e luminosi coerenti con il contesto. Se il tag corrisponde a un elicottero, il mattoncino emette il rumore delle pale che girano; se si tratta di un’astronave, reagisce con il ronzio dei motori.

Sul palco è stato introdotto anche BrickNet, un protocollo bluetooth proprietario che consente ai diversi mattoncini di riconoscersi e interagire fra loro, creando una rete “auto-organizzata” senza bisogno di app o schermi. L’obiettivo è restituire al gioco fisico la sua dimensione più pura, pur aggiungendo la capacità di reagire, parlare e ricordare. La società insiste su un principio: nessuna videocamera, nessun tracciamento, nessuna Ia. Solo sensori, movimento e immaginazione.

Dietro alle quinte si cela un progetto industriale a dir poco ambizioso. Smart Play è frutto di oltre sette anni di ricerca del Creative Play Lab Lego, sviluppato in collaborazione con Cambridge Consultants del gruppo francese Capgemini e protetto da più di venti brevetti. La batteria interna dei mattoncini si ricarica wireless su un pad capace di alimentarne diversi contemporaneamente e mantiene l’efficienza anche dopo anni di inattività. È un’evoluzione che rievoca l’arrivo delle minifigure nel 1978: un cambiamento di linguaggio prima ancora che di prodotto.

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