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09 Gennaio 2026, 15:58

La riforma

Porti in commissariamento?
Una tempesta in una tazza di tè

Immediata la smentita del Ministero: «Notizia frutto di una lettura strumentale e errata del provvedimento. Gli scali italiani sono in piena attività ordinaria»

Porti in commissariamento?Una tempesta in una tazza di tè

Il ministro Salvini con il viceministro Edoardo Rixi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

È come una «tempesta in una tazza di tè», avrebbe detto l’Avvocato Gianni Agnelli. Stiamo parlando del polverone sollevato giovedì sera da un articolo pubblicato su una newsletter triestina dedicata agli addetti marittimi, dove si annuncia il (falso) «commissariamento» dei 16 porti italiani con il blocco finanziario delle loro Authority. La (finta) notizia è poi stata ripresa ieri mattina dai deputati del Pd, che hanno approfittato dell’occasione per rilanciare il tutto sulle agenzie nazionali e attaccare pesantemente il Governo, proprio mentre la presidente Meloni era impegnata nella conferenza stampa di inizio anno. In particolare, la sinistra ha accusato l’attesa riforma portuale di Salvini-Rixi, approvata dal Consiglio dei ministri e in discussione in Parlamento, sostenendo che, fin dai primi passi, il provvedimento assestasse un colpo pesantissimo a imprese, territori e attività marittime.

16 - le authority italiane
500 mln - tonnellate di merci movimentate
2,6 miliardi - plafond di Porti d'Italia Spa
197 milioni - fondi dal Pnrr

Tutto è nato da poche righe di «routine», come spesso succede in quei casi in cui si vuole a tutti i costi fare polemiche di tipo ideologico. «Si autorizza l’esercizio provvisorio del bilancio di previsione 2026 fino al 30 aprile 2026, limitatamente, per ogni mese, a un dodicesimo della spesa prevista da ciascun capitolo». Basta una frase in perfetto «burocratese» per far dire ai politici del Pd (Partito democratico) che il Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) l’ha fatta grossa. In sostanza, l’accoppiata Salvini-Rixi — il primo ministro, il secondo viceministro incaricato di seguire lo sviluppo della nascente Porti d’Italia Spa — sarebbe partita con una nota stonata, bloccando di fatto l’attività e, soprattutto, gli investimenti. È partita anche un’interrogazione parlamentare «a risposta scritta».

Per fortuna, a evitare incertezze e incomprensioni tra gli operatori — forse fatte circolare ad arte e/o in malafede — è arrivata tempestivamente, prima della pausa di mezzogiorno, una nota del Mit che chiarisce dettagliatamente la situazione. Citando ricostruzioni giornalistiche lontane dalla realtà e «basate su una lettura errata e strumentale dei provvedimenti», si mette chiaramente nero su bianco che «non c’è alcun commissariamento, né formale né sostanziale, dei porti italiani. Si tratta esclusivamente di un passaggio tecnico-amministrativo, in linea con quanto previsto dall’ordinamento e con la prassi di questo dicastero (il Mit, ndr.), che nell’ambito di ogni esercizio finanziario ha — da sempre — autorizzato l’esercizio provvisorio in mancanza di tutti i pareri di competenza». Fuori dal burocratese, vuol dire che i ministeri non possono esaminare in contemporanea tutti e 16 i bilanci delle Authority portuali e che quindi si ricorre — come sempre in questi casi e in tutto il mondo — al famoso «esercizio provvisorio» che, per alcuni, sarebbe addirittura un bene, nel senso che ogni ente non può spendere nemmeno un centesimo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo, ovviamente, sul breve periodo, perché sugli investimenti di breve-medio termine il discorso cambia radicalmente.

Ecco quindi che le decisioni assunte rientrano in un percorso che vede il coinvolgimento del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) per il rilascio del necessario parere di competenza per le valutazioni di «natura economico-finanziaria a garanzia della corretta gestione delle risorse pubbliche» e che è volto ad assicurare la continuità amministrativa dell’ente per le spese obbligatorie e indifferibili (stipendi, bollette ecc.).

Parlare di «commissariamento di fatto» — prosegue ancora il Mit — significa proporre una «interpretazione priva di fondamento, tesa solo ad alimentare confusione e allarmismo ingiustificato nel settore. I porti continuano a operare regolarmente, nel pieno rispetto delle norme vigenti e con l’obiettivo di garantire stabilità, sviluppo e competitività del sistema portuale nazionale».

Fin qui il fuoco di paglia degli ultimi giorni. Ben più grave, invece, era stata la lunga stagione di negoziazioni, con veti incrociati, che aveva portato al rinnovo dei presidenti delle 16 Authority portuali. Ed è questa vicenda che ha davvero bloccato gli investimenti. Trieste, per esempio, è rimasta con la sede in «vacatio» per oltre 500 giorni, perdendo occasioni di business e anche qualche traffico. Su questo versante anche i Ds sono stati coinvolti, perché le nomine dovevano essere fatte sentendo anche gli enti locali, dove molto spesso le sinistre hanno un peso preponderante. Per arrivare a quagliare, si era quindi deciso di fare un unico «pacchetto» nazionale e poter così soddisfare tutti. Ma ci è voluto tempo, perché oggi nemmeno il mitico manuale Cencelli risulta più sufficiente.

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