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Ilaria Vesentini

09 Gennaio 2026, 18:01

Focus

Turismo, dopo il boom natalizio
il Nord-Est ripensa le strategie

Il Veneto punta su sostenibilità e governance. L’Emilia investe 13 milioni in Appennino

Turismo, dopo il boom natalizioil Nord-Est ripensa le strategie

Roberta Frisoni, assessora regionale al turismo Emilia-Romagna (Andrea Di Biagio/Imagoeconomica)

Sono state vacanze natalizie generose per il turismo del Nord Est quelle appena concluse. Ma se per una regione come il Veneto, che sul turismo fa scuola nel Paese per numeri (vale il 15% del turismo italiano), internazionalizzazione (gli stranieri pesano il 70%) e diversificazione dell’offerta – dalle città d’arte alla montagna dolomitica, dal Garda al balneare e alle terme – la sfida del 2026 è declinare sostenibilità e autenticità per rispondere a una domanda sempre più consapevole, per la vicina Emilia-Romagna è invece tempo di colmare alcuni gap strutturali. Su tutti, la forte dipendenza dal business estivo della Riviera, che concentra oltre il 90% delle presenze, contro il 37% del Veneto, e la bassa incidenza degli stranieri, fermi al 26% del totale.

È stata una giornata di bilanci e strategie, ieri, da Venezia a Bologna. In Veneto il focus si sposta dai volumi alla qualità della crescita. «I travel megatrend individuati, dalla personalizzazione al wellness rigenerativo, non rappresentano mode transitorie, ma traiettorie strutturali che richiedono visione strategica, governance e capacità di coordinamento, andando oltre la dimensione del marketing», spiega Lucas Pavanetto, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo. «Questo richiede di ripensare non solo le proposte, ma anche il modo in cui le destinazioni sono gestite e governate». I dati dell’Osservatorio regionale fotografano un Natale leggermente più debole, con un’occupazione media al 64%, compensato però da un Capodanno in recupero, con strutture all’82,5%. Stabile l’andamento delle città d’arte, che a fine anno hanno superato il 66% di occupazione. «Il 2026 – ha aggiunto Pavanetto – premierà chi saprà orientarsi meglio, tenendo insieme visione strategica e gestione operativa, politiche pubbliche e iniziativa privata».

In Emilia-Romagna la strategia passa invece da investimenti mirati e promozione selettiva. «I mercati di lingua tedesca rappresentano oggi un asset strategico non solo in termini di flussi turistici, con il 27% degli arrivi e il 32,6% delle presenze straniere, ma anche di valore economico, perché generano oltre un terzo della spesa internazionale», sottolinea l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni. Nei primi dieci mesi del 2025 le presenze dall’area Dach sono cresciute dell’8,2%, a fronte di un calo del 3,2% registrato in Veneto, che resta però su volumi incomparabili, con 4,5 milioni di turisti di lingua tedesca contro il milione emiliano-romagnolo. La Regione ha confermato anche per il 2026 tre nuove campagne nei Paesi d’Oltralpe per promuovere la Riviera romagnola, unica destinazione balneare italiana partner di Deutsche Bahn.

In parallelo, sempre ieri, il presidente della Regione Michele de Pascale ha presentato il piano di investimenti per la montagna bolognese, in una conferenza ad hoc organizzata al Corno alle Scale, sulle cime innevate dell’Appennino, dove le festività hanno portato le strutture vicino al tutto esaurito. Alla strategia “per un sistema montuoso più sostenibile, più attrattivo e più inclusivo” sono destinati quasi 13 milioni di euro per 20 progetti che coinvolgono 15 Comuni e oltre 70mila residenti dell’Appennino bolognese. Sul solo comprensorio del Corno alle Scale, negli ultimi anni sono stati investiti oltre 8,8 milioni di euro per infrastrutture, impianti e servizi, per rafforzare l’offerta.

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