11 Gennaio 2026 | 23:28

Cerca

11 Gennaio 2026, 14:55

Spostarsi per restare e superare i vincoli. Chi apre altre sedi per unire identità e pragmatismo

Spostarsi per restare e superare i vincoli. Chi apre altre sedi per unire identità e pragmatismo

Renato Rolle, general manager Facem (foto ItalyPost)

Nei company-borghi il legame tra impresa e territorio può essere tanto profondo quanto fragile. Sono contesti periferici in cui un’azienda contribuisce a mantenere viva una comunità, ma dove crescere comporta vincoli che altrove non esistono. La questione delle vie di accesso – logistica, infrastrutture, collegamenti – è uno dei nodi più evidenti, come nel caso di Facem, l’azienda che ha fatto la storia dei macinacaffè con il marchio Tre Spade nata a Forno Canavese per una ragione tipica della prima industrializzazione alpina: l’acqua.

«Qui c’era (e c’è ancora) un corso d’acqua, il Viana, che permetteva di azionare gli stabilimenti», racconta Renato Rolle, general manager dell’azienda. Quel vantaggio storico oggi convive con limiti strutturali: lo stabilimento è su più piani, circondato dalle case, soggetto a vincoli urbanistici e lontano dalle grandi direttrici. «Essendo nell’ultimo paese della valle, i camion devono percorrere stradine in salita, rallentando il traffico e creando disagi». Niente ferrovia, strade strette e una distanza di circa 40 chilometri da Torino: «In questi termini, stare qui non è assolutamente comodo».

Eppure Facem ha scelto di restare in questo comune di circa 3000 abitanti. Non senza adattarsi: una seconda sede produttiva è stata realizzata a Valperga, in piano, a meno di dieci chilometri da Forno. «A livello logistico oggi ha senso svilupparsi in piano: noi lo abbiamo fatto rimanendo comunque qui attaccati». Una scelta che tiene insieme identità e pragmatismo, ma che non elimina il problema di fondo: crescere in questi contesti è più complesso.

La stessa tensione emerge, in forma diversa, nel caso di Acqua Sant’Anna. Tra Vinadio, Aisone e Demonte passa un camion almeno ogni dieci minuti. L’azienda, che dal 2015 al 2024 è cresciuta a un tasso medio del 6,7% con un Ebitda sempre intorno al 20%, è un pilastro occupazionale, con circa 100 addetti in un comune da meno di 600 abitanti. Ma l’impatto logistico è rilevante: traffico pesante, disagi per i residenti, effetti negativi sul turismo e sugli stessi esercizi commerciali. La soluzione ferroviaria è stata evocata più volte, anche dalla stessa azienda, senza mai tradursi in un progetto concreto. [Qui devo inserire le parole del sindaco di Demonte sul perché l’idea della ferrovia sia naufragata – mi chiama lunedì 12 gennaio]

Esistono però anche esempi in cui il peso industriale ha permesso di superare i vincoli territoriali. Sempre nel settore delle acque, San Pellegrino, oggi parte di Nestlé, sta costruendo in una valle molto stretta un nuovo stabilimento, con paraboliche per i camion e strade sopraelevate, così da gestire migliaia di mezzi. In questo caso il peso dell’azienda ha avuto la sua parte: un modello quindi difficilmente replicabile da realtà di dimensioni minori.

Il punto, però, non è attribuire colpe. «Questi territori per un’impresa che vuole crescere diventano scomodi, stretti», osserva Rolle. Per questo servono amministrazioni lungimiranti e una visione infrastrutturale che vada oltre le necessità del singolo comune. Ma c’è anche un’altra variabile: «Certo, la fortuna di un’area non la può fare solo un’azienda, ma sta alla bravura degli imprenditori farsi valere».

Oggi su ItalyPost

logo USPI