11 Gennaio 2026 | 23:29

Cerca

11 Gennaio 2026, 14:57

Paesi-azienda: quando l’impresa rimette in moto il borgo (e pone nuove domande)

Nei Company-Borghi l’impresa non produce solo reddito. Produce effetti a catena. Quando funziona, rimette in movimento pezzi di economia locale che nei territori periferici tendono a spegnersi per primi: il mercato immobiliare, il commercio di prossimità, i servizi. È qui che il capitalismo di prossimità mostra il suo volto più concreto, lontano dalle astrazioni.

Un’azienda che cresce in un piccolo comune ha bisogno di lavoratori. I lavoratori hanno bisogno di case. Le case riaprono un mercato che in molti borghi era fermo da anni. Con le famiglie tornano i negozi, le scuole, una domanda minima di servizi. Non è un miracolo, ma un meccanismo semplice, quasi meccanico, che nelle aree interne spesso rappresenta l’unica alternativa al declino demografico.

È per questo che i paesi-azienda non possono essere letti solo come un’anomalia industriale. Sono, sempre più spesso, una leva di rigenerazione territoriale. In assenza di grandi investimenti pubblici, l’impresa diventa il soggetto che riattiva funzioni elementari: abitare, lavorare, restare.

Ma proprio questa centralità pone una questione delicata: quanto può reggere un territorio legato a una sola azienda? E come trasformare quella presenza in un fattore di sviluppo più ampio, capace di ridurre il rischio della monocoltura produttiva?

La risposta, quando funziona, passa da politiche locali molto concrete. Amministrazioni che lavorano sull’offerta abitativa, facilitando il recupero dell’esistente. Investimenti su trasporti e collegamenti, spesso decisivi per rendere sostenibile il pendolarismo. Servizi educativi e formativi che aiutano l’impresa a trovare competenze senza doverle importare tutte dall’esterno. In alcuni casi, la presenza dell’azienda principale diventa anche un fattore di attrazione per altre imprese più piccole: fornitori, servizi tecnici, attività collaterali che contribuiscono a frazionare il rischio industriale.

Ma non sempre il processo è lineare. Uno dei nodi più sensibili riguarda la composizione della forza lavoro. Nei Company-Borghi una quota crescente degli addetti è costituita spesso da lavoratori stranieri. È una dinamica inevitabile, soprattutto in territori segnati dall’invecchiamento e dalla fuga dei giovani. E’ un problema che stanno affrontando anche company town come Monfalcone, città segnata dalla presenza di Fincantieri e di migliaia di aziende di fornitura che impiegano a loro volta miglia di lavoratori bengalesi. Qui il rapporto tra grande impresa, lavoro industriale e immigrazione ha messo sotto pressione il tessuto urbano e sociale, mostrando quanto sia complesso governare una comunità quando l’industria attrae manodopera più rapidamente di quanto il territorio riesca ad assorbirla. Qui diventano centrali temi come l’integrazione culturale, la casa, i servizi, la convivenza.

Nei borghi la scala è diversa, ma la sfida è simile. Se arrivano nuovi lavoratori e nuove famiglie, il territorio deve essere in grado di accoglierli. Altrimenti il rischio è una frattura silenziosa: l’impresa funziona, ma la comunità no. E un paese che non riesce a tenere insieme lavoro e vita quotidiana torna fragile, anche se i conti aziendali sono solidi.

C’è poi un altro aspetto, spesso sottovalutato. Nei paesi-azienda il confine tra interesse pubblico e interesse privato è più sottile. L’impresa è un attore economico, ma diventa anche un interlocutore politico di fatto. Come gestire l’esigenza di ampliare uno stabilimento, con i tempi biblici della burocrazia e con il consenso della parte maggioritaria della popolazione? Come risolvere i problemi di traffico e di viabilità in una Italia dove quando si costruire una qualsiasi opera minore ci si impiega di più che quando si costruì l’Autostrada del Sole?  Da qui l’importanza di una governance locale capace di reggere il confronto, evitando sia la subalternità sia il conflitto sterile. Dove questo equilibrio manca, il borgo rischia di dipendere eccessivamente dalle scelte aziendali; dove regge, l’impresa diventa un volano, non un vincolo.

In questo quadro, parlare di politiche industriali per i Company-Borghi significa spostare lo sguardo. Non incentivi generalizzati, ma interventi mirati su ciò che rende possibile la permanenza: casa, formazione, servizi, collegamenti. E soprattutto una strategia che favorisca la diversificazione, aiutando il territorio a costruire, attorno all’impresa principale, un tessuto più articolato.

Oggi su ItalyPost

logo USPI