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S.Se.

11 Gennaio 2026, 18:52

Il sindaco di Valdagno Zordan: «Integrazione con periferie e comuni limitrofi
e misurazione delle nostre ‘performance’: così favoriamo le imprese»

Il sindaco di Valdagno Zordan: «Integrazione con periferie e comuni limitrofie misurazione delle nostre ‘performance’: così favoriamo le imprese»

Il sindaco di Valdagno Maurizio Zordan

Sindaco Zordan, Valdagno è spesso citata come un caso emblematico di territorio post-industriale. Qual è oggi il principale nodo strutturale da cui partire?
Valdagno ha un limite fisico molto chiaro: gli spazi. La nostra zona industriale è piccola perché è l’unica area pianeggiante disponibile e non ha mai espresso la produttività per metro quadro che aveva lo stabilimento Marzotto, collocato più a nord. Quando quest’azienda è venuta meno non siamo riusciti a sostituirla come ha fatto, per esempio, la vicina Schio con Lanerossi anche perché non avevamo lo spazio per farlo. A parità di abitanti con altri comuni limitrofi, noi abbiamo una potenzialità industriale inferiore: è un dato oggettivo.

Che conseguenze ha avuto questo sul ruolo della città nella valle?
Con il ridimensionamento di Marzotto Valdagno ha perso centralità, pur mantenendo servizi di buon livello, frutto dell’investimento sociale di Gaetano Marzotto già negli anni Trenta. Il periodo d’oro si è chiuso nel 1968 e dal 2004, anno in cui dal combinato disposto dell’uscita di scena del sindaco Lorenzo Bosetti, ex-manager della Marzotto, e di Pietro Marzotto, Valdagno è entrata in una fase di stasi, se non di lento declino, pur sotto la guida di amministrazioni decorose.

Come state cercando di invertire questa traiettoria?
Abbiamo impostato una strategia fondata su tre pilastri. Il primo è tenere unito il territorio, valorizzando anche frazioni e quartieri: una città diffusa ma coesa è più resiliente. Il secondo è l’integrazione con i comuni della Valle dell’Agno, in particolare Cornedo, e con l’Alto Vicentino, soprattutto sui servizi e sulla mobilità. Il terzo è dotarci di strumenti di misurazione delle dimensioni non finanziarie, attraverso la Matrice del Bene Comune.

Perché la misurazione è così centrale anche per un’amministrazione pubblica?
Perché ciò che non misuri non governi. Come in azienda: in Zordan siamo diventati società benefit e B Corp per avere una guida chiara. In Comune vogliamo fare lo stesso con il Bilancio del Bene Comune, incrociando valori e stakeholder per orientare le decisioni.

Nel rilancio pesa molto però anche il tema dell’innovazione.
Siamo in una delle aree di più antica industrializzazione del Veneto, con quasi 3.000 studenti nelle scuole superiori e una forte vocazione manifatturiera. Ma senza innovazione questa vocazione si esaurisce. Avvicinare per esempio l’Accademia al territorio significa rendere le imprese più competitive, alzare i salari e offrire prospettive ai giovani. L’Its sull’intelligenza artificiale partito a settembre qui a Valdagno e finanziato dalle aziende è un primo segnale concreto.

Quanto pesa ancora l’eredità Marzotto e l’esperienza di amministratori come Bosetti?
Moltissimo. Marzotto non è stata solo un’azienda, ma un modello di sviluppo economico e sociale. E Bosetti ha portato in Comune un approccio manageriale, non politico, che ha lasciato un’impronta profonda. È la dimostrazione che il capitale umano e la qualità della governance possono fare la differenza, soprattutto nei territori periferici.

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