Se il calo demografico riduce anche gli stipendi
Uno studio recente della Banca centrale europea rovescia uno stereotipo diffuso secondo cui sarebbero solo i profili professionali più qualificati a cambiare spesso lavoro. La Bce dimostra invece che oggi sono i lavoratori meno qualificati quelli che più stanno cambiando lavoro, spostandosi da un’impresa all’altra. In Francia, Germania e Spagna rappresentano la quota più ampia dei passaggi complessivi. Quelli altamente qualificati, invece, coprono tra il 15% e il 40% del totale del turnover. Lo studio mostra anche come l’inverno demografico stia già avendo un impatto sul mercato del lavoro rendendolo meno dinamico. I giovani, che di solito hanno tassi di turnover più alti, sono sempre di meno e incidono sempre meno sul totale delle transizioni. In Spagna pesano solo sull’8% dei passaggi, in Germania per l’11%, in Francia del 20 per cento. Al contrario, il peso degli over 50, meno mobili per scelte e stili di vita, cresce invece anno dopo anno. Ma con una minore mobilità, anche le competenze dei lavoratori saranno rinnovate sempre meno, con conseguenze su innovazione e produttività. La mobilità futura del lavoro sarà quindi destinata a ridursi. Per l’Italia, questo è un campanello d’allarme. Anche sul fronte dei salari, che sono già bassi. Un minore dinamismo del mercato significa meno concorrenza tra le imprese e anche una minore capacità per lavoratori e sindacati di negoziare stipendi più alti (foto Shutterstock).

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