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Alberto Cantoni

11 Gennaio 2026, 18:58

Competence center, la stagione della maturità

Dopo le difficoltà dell'avvio, in arrivo 50 milioni per gli otto hub del piano Industria 4.0

Competence center, la stagione della maturità

Braccia robotiche (Shutterstock)

Nati nel 2019 come pilastro del piano Industria 4.0, i Competence Center italiani hanno vissuto un avvio tutt’altro che semplice. La pandemia scoppiata pochi mesi dopo rallentò drasticamente la messa in funzione delle otto strutture nazionali, pensate per innovare e fare da ponte tra il mondo della ricerca universitaria e quello dell’impresa: laboratori chiusi, macchinari non consegnati, imprese ferme. All’epoca qualcuno parlò di «decollo con i motori spenti», e non a torto. Il report Inapp “Innovazione nelle imprese, competenze e formazione continua” (2024), che oggi attribuisce ai centri un ruolo chiave come infrastrutture tecnico-scientifiche per la trasformazione digitale, riconosce chiaramente tutte le difficoltà della stagione iniziale del progetto, caratterizzata da ritardi, complessità organizzative e problemi logistici legati al Covid e all’allestimento dei primi laboratori.

Sette anni dopo, però, il sistema sembra aver finalmente ingranato la marcia giusta. Ad oggi la rete ha beneficiato di due ondate di finanziamento pubblico: i 72 milioni iniziali – destinati all’avvio dei centri e alla realizzazione di laboratori, linee pilota e prime attività di ricerca – e i 113,4 milioni del Pnrr, stanziati dal Mimit nel 2023. Ora, secondo quanto appreso da ItalyPost da fonti interne al network dei centri di competenza, il Ministero è in fase di definizione di una nuova tranche di finanziamenti dell’ordine di circa 50 milioni, prevista per il triennio 2027-2029. Una mossa per consolidare ulteriormente i risultati dei centri di competenza e a sostenere una nuova fase di sviluppo. Si tratta di una misura non ancora formalizzata in atti ufficiali e in via di definizione per quanto riguarda le modalità di utilizzo dei nuovi fondi. Di fatto, però, la mossa rappresenta un attestato di fiducia del modello dei competence center, che negli ultimi anni ha iniziato a dare risultati concreti sul fronte del dialogo e della fornitura di servizi alle imprese.

Le testimonianze raccolte tra i partner delle diverse strutture convergono su un punto: l’arrivo dei fondi del Pnrr ha segnato una svolta decisiva. Nel biennio 2023-24 c’è stata una vera e propria “corsa ai bandi”: le aziende hanno percepito i centri come luoghi in cui presentare progetti in grado di essere approvati rapidamente, con criteri certi e un meccanismo di finanziamento diretto. Il risultato è stato un picco di attività concentrato in pochi mesi, con un incremento delle domande di supporto tecnologico e una partecipazione più diffusa da parte delle Pmi.

Il Mimit prepara una nuova tranche di finanziamenti per proseguire il percorso avviato nel 2018. Fatturati in crescita: Milano a 13,6 milioni, Bologna a 15,3, Padova verso i 15.

Il quadro di ripresa emerge anche analizzando i bilanci dei singoli hub, la maggior parte dei quali sono stati costituiti come Scarl (Società Consortili a Responsabilità Limitata). Strutture che, per statuto e missione, non puntano a generare utile, ma a chiudere i conti in pareggio reinvestendo integralmente le risorse disponibili. Il Made di Milano, specializzato nella manifattura 4.0, dopo aver superato per la prima volta il milione di fatturato nel 2022 (2,7 milioni), ha registrato nel 2024 un exploit grazie alla spinta del Pnrr: 13,6 milioni di ricavi e un Ebitda di 470.000 euro (nel 2021 era negativo di mezzo milione). Il Bi-Rex di Bologna, focalizzato sui Big Data, mostra invece una crescita più costante: dai 987.000 euro del 2019 ai 15,3 milioni del 2024 (11,6 milioni da vendite e prestazioni, oltre a 3,3 milioni di contributi pubblici), con un Ebitda pari a 1,13 milioni.

Sul fronte torinese, il Cim 4.0 (manifattura additiva) ha archiviato il 2024 con un valore della produzione pari a 8,36 milioni di euro (+50% sul 2023), ricavi dalle vendite pari a 4,8 milioni ed Ebitda vicino ai 900.000 euro. La struttura piemontese è oggi la più numerosa per organico, con 58 dipendenti a tempo indeterminato. «Stiamo chiudendo il 2025 con circa 10 milioni di euro di servizi venduti, quindi con un incremento del 20-25% anno su anno», sottolinea il Ceo Enrico Pisino.

Smact, Il competence center padovano specializzato in data analytics, cloud e IoT, mostra una progressione marcata: dopo anni iniziali chiusi in perdita (–4,2 milioni nel 2022), il centro ha raggiunto il pareggio nel 2023 e nel 2024 ha registrato ricavi per 10 milioni di euro (di cui 1,4 di contributi pubblici), triplicando i 3 milioni del 2021, anno di subentro dell’attuale governance. Sul fronte della redditività, l’Ebitda caratteristico (quello generato dai servizi, dai progetti e dalle attività istituzionali al netto degli in-kind) è stato pari a 1,5 milioni, mentre le previsioni per il 2025 parlano di un fatturato complessivo destinato a sfiorare i 15 milioni. «Nel 2026, venendo a mancare la spinta esaurita dei fondi Pnrr, prevediamo un ridimensionamento», spiega Matteo Faggin, direttore generale di Smact. «Il boost arrivato, tuttavia, avrà un’onda lunga: ci siamo fatti conoscere ed apprezzare da diverse aziende che ora collaborano con noi: abbiamo imparato cosa serve alle imprese. È giusto che i competence trovino una modalità di sostentamento “a mercato”, ma la nostra non è una missione che possa prescindere dai finanziamenti pubblici. Altrimenti diventeremmo semplici consulenti come tanti altri».

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