12 Gennaio 2026 | 03:22

Cerca

Vincenzo Carlone

11 Gennaio 2026, 18:56

Logistica e Ia: smettiamo di comprare magia, iniziamo a pulire i dati

Logistica e Ia: smettiamo di comprare magia, iniziamo a pulire i dati

Responsabile della logistica (Shutterstock)

È lunedì mattina nel vostro ufficio spedizioni. Mentre sui giornali si legge di intelligenze artificiali che scrivono poesie, la vostra realtà è inchiodata a "Piano_Consegne_Finale_V3.xlsx". C'è un camion in ritardo perché l'indirizzo era sbagliato, un fornitore registrato con tre nomi diversi sul gestionale e un operatore che spende due ore per rispondere a email che chiedono tutte: "Dov'è la mia merce?".

Benvenuti nel "paradosso della produttività": abbiamo accumulato più dati negli ultimi dieci anni di quanti ne avessimo mai visti, eppure pianifichiamo ancora su modelli statici che, secondo McKinsey, sbagliano fino al 60% delle previsioni operative.

Oltre l'hype: parlare vs contare

La narrazione dominante vende l'IA come magia onnisciente. Per chi gestisce magazzini, questa visione è pericolosa. Servono due distinzioni: l'IA generativa (quella che "chiacchiera", come ChatGPT) e l'IA predittiva (quella che calcola e ottimizza numeri).

Chiedere a ChatGPT di ottimizzare 50 giri consegne è come chiedere a un poeta di progettare un ponte: risposta plausibile a parole, matematicamente disastrosa. I problemi di routing richiedono solutori matematici specializzati (Google OR-Tools, Gurobi), non modelli linguistici.

Il costo occulto dei dati "sporchi"

L'IA è un amplificatore, non un mago. Se i dati sono corrotti, amplifica il caos. Uno studio MIT 2025 rivela che il 95% dei progetti pilota di IA generativa fallisce nel generare ROI. La causa? Dati sporchi, sistemi legacy non integrati, processi non standardizzati.

Le aziende di successo applicano la "riduzione digitale della domanda": invece di rispondere più velocemente al telefono, eliminano la telefonata. Un algoritmo che rileva un ritardo meteo e avvisa proattivamente il cliente ha ridotto le chiamate ai call center del 15-20% (McKinsey 2024). Ma per farlo, il sistema deve sapere che "Via Roma 1" e "V. Roma 01" sono lo stesso luogo.

La regola del lunedì mattina: cosa fare davvero

Il primo passo è l'audit dell'igiene dei dati. Prima di comprare software predittivo, bisogna pulire anagrafiche fornitori, codici SKU, indirizzi. Per farlo servono strumenti come Microsoft Power Query (incluso in Excel) o Python/Pandas per chi ha competenze tecniche. Non è gratis: richiede da qualche giornata a qualche settimana di tempo-persona qualificato, possibilmente con consulenza esterna per un budget che va dai 3 ai 10 mila euro. Ma è il prerequisito indispensabile, perché senza dati puliti qualsiasi algoritmo produce spazzatura. Un consiglio: non cercate la perfezione, rischiate di non partire mai.

A questo punto si può passare all'automazione tattica con agenti inbox. Si parte dalla casella "info@logistica" dove un agente IA legge richieste di tracking, estrae il numero d'ordine e prepara risposte bozza. I prerequisiti reali sono chiari: il gestionale deve avere API documentate e serve scegliere tra cloud (Azure OpenAI) o on-premise per questioni di privacy GDPR. Il budget va da 5.000 euro per soluzioni basic fino a oltre 30.000 euro per sistemi complessi. L'investimento riduce il carico amministrativo del 30-50%, ma non è plug-and-play.

Infine, la pianificazione dinamica della forza lavoro richiede di abbandonare gli Excel statici. Piattaforme come Blue Yonder, Relex, FourKites o project44 integrano dati real-time (meteo, traffico, GPS) per stimare il carico operativo. McKinsey dimostra riduzioni di straordinari del 15-20%. I costi vanno da 20.000 euro all'anno per soluzioni SaaS entry level fino a centinaia di migliaia per implementazioni enterprise. Obbligatorio valutare il ROI pertanto.

Prima la disciplina, poi la tecnologia

La vera domanda non è "quale IA comprare?" ma "abbiamo la disciplina organizzativa per sfruttarla?". L'innovazione genuina risiede nella noiosa, invisibile ma fondamentale gestione strutturata del dato.

Il costo dell'inerzia è molto più alto del costo di mettersi in regola coi propri dati, seguendo una regola d'oro: cercare l'ottimale aziendale e non l'ideale accademico.

Oggi su ItalyPost

logo USPI