Campari cambia rotta. Stop ai brand non core, focus margini e debito
Simon Hunt, ceo Campari Group
Campari Group dietrofront. Dopo gli anni bollenti dello shopping a tutto campo, la multinazionale degli spirits ingrana la retromarcia e avvia la campagna cessioni dei brand meno profittevoli. Secondo la nuova strategia aziendale, i brand cedibili non sono più strategici, non sono scalabili e diluiscono i margini complessivi. Il nuovo corso su focalizzazione dei margini e deleverage andrà misurato sul medio periodo, non dai risultati del bilancio 2025 che verranno approvati dal cda il prossimo 4 marzo. Il ceo Simon Hunt (in sella da 1 anno) ha annunciato che i brand potenzialmente cedibili (non core) sono una trentina (il 9% dei ricavi) su un totale di 72. La nuova strategia è stata avviata dalle dismissioni di Cinzano, della piattaforma di e-commerce Tannico, dell’amaro Averna e del mirto di Sardegna Zedda Piras. Nel complesso regolate per un valore di 210 milioni di euro.
Dal 2007 al 2024 Campari Group ha realizzato 27 acquisizioni con un investimento di 3 miliardi, compreso quello per il cognac Courvoisier da 1,2 miliardi. «Negli ultimi anni - ha detto Hunt agli analisti - Campari ha disperso le forze ma ora dobbiamo fare chiarezza su dove allochiamo il capitale. Dobbiamo concentrare le risorse sui cinque marchi globali (Aperol, Espolon, Campari, Courvoisier e Wild Turkey) che hanno più potenziale». Ma anche su marchi in ascesa come Crodino, Russell’s, The GlenGrant, Lallier e Sarti (5% delle vendite). Inoltre, per Aperol si pensa alla vendita alla spina oltre al lancio di Campari Spritz in bottiglia e in lattina. L’azienda milanese intende tagliare gli investimenti al 4-5% dei ricavi rispetto alla media del 10% (1,1 miliardi) del quadriennio 2021/24 e ridurre il rapporto debito/Ebitda sotto 2,5 volte da 2,9 dello scorso settembre. Nel giro d'affari di Campari, il gigante Aperol si ritaglia quasi 600 milioni, il bitter 255 milioni e la tequila Espolon 200 milioni. Il bourbon Wild Turkey 160 milioni e la vodka Skyy 90 milioni. L’ultimo acquisito, il cognac Courvoisier si ferma a meno di 35 milioni. Oltre alle cessioni Hunt intende tagliare le spese amministrative e generali: 200 punti base entro la fine del 2027 grazie a un rigoroso controllo sull'organizzazione e sulla gestione dei fornitori. Il vertice punta a una performance superiore rispetto al mercato grazie anche a «graduale ritorno, nel medio termine, a un percorso di sviluppo organico delle vendite nella fascia medio-alta».
Nei primi 9 mesi dell’esercizio 2025, i ricavi di Campari Group sono stati di 2,28 miliardi, +1,5%, e l’Ebitda rettificato di 629 milioni (+6,4%): è salito dal 24,6% al 25,7% del fatturato. L'utile del gruppo prima delle imposte è stato di 399 milioni (-5,7%). Sulle piazze finanziarie, le quotazioni dei titoli del settore spirits, a partire dai giganti Diageo e Pernod Ricard, sono state impattate dalla frenata dei consumi e dalla competizione sui prezzi. Campari Group non fa eccezione: negli ultimi 30 mesi i corsi a Piazza Affari sono più che dimezzati e le prospettive dei consumi globali non sono brillanti.

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