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Selene Seliziato

16 Dicembre 2025, 16:22

Salario minimo negli appalti, la Consulta promuove la Puglia. No al ricorso del Governo

Il governatore pugliese Antonio Decaro e il suo predecessore, Michele Emiliano

Il governatore pugliese Antonio Decaro e il suo predecessore, Michele Emiliano

In Puglia il salario minimo negli appalti pubblici regionali è legge. Oggi, infatti, la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Governo e ha confermato la legittimità della legge pugliese n. 30/2024. Quest’ultima impone negli affidamenti stipulati con Regione, Asl, aziende ospedaliere e regionali ed enti strumentali una retribuzione minima tabellare di 9 euro l’ora.

La Consulta non è entrata nel merito: le norme impugnate, hanno rilevato i giudici, non introducono un obbligo generalizzato valido per tutti i contratti di lavoro privato sul territorio, ma operano in un perimetro circoscritto. Un dettaglio che è stato decisivo anche nell’iter.

La misura era stata infatti approvata dal Consiglio Regionale il 21 novembre 2024, ma all’inizio 2025 il Governo l’aveva impugnata sostenendo che la Puglia avesse invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di «ordinamento civile». Oggi, però, la Corte ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate da Palazzo Chigi.

«Siamo la prima regione d’Italia», rivendica Michele Emiliano, parlando di una «vittoria importantissima». Sulla stessa linea Antonio Decaro, che rilancia: «Un punto di partenza importante» per «restituire dignità ed equità», con l’idea di «sperimentare questa norma» e valutarne «possibili estensioni».

Il Governo aveva provato a bloccare la legge che il Consiglio Regionale aveva approvato nel novembre 2024. Ora Decaro rilancia: «Valutiamo estensioni»

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