Saltano i fondi per Transizione 4.0. Ritenuta d’acconto anticipata al 2028
Il Governo promette di inserire gli sconti fiscali destinati alle imprese in un apposito decreto legge
Commissione Bilancio al lavoro sugli emendamenti. Ritenuta sui pagamenti tra imprese e professionisti anticipata al 2028 con un’aliquota dello 0,5%, e destinata a salire all’1% dal 2029. Maggioranza ancora sotto pressione
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Dopo una giornata segnata dai litigi interni alla maggioranza, la commissione Bilancio del Senato si è rimessa al lavoro questa mattina sugli emendamenti alla manovra, con l’obiettivo di chiudere il dossier entro sera. Il testo è atteso in Aula a Palazzo Madama lunedì, mentre nel frattempo continuano a essere depositate riformulazioni necessarie a ricomporre le fratture politiche emerse soprattutto sul fronte previdenziale.
Di prima mattina è arrivato in commissione il nuovo emendamento del Governo. Il testo ripropone le misure sull’iperammortamento nella stessa formulazione precedente, con proroga al 2028 e la stretta sugli investimenti green, insieme alla rimodulazione del Pnrr concordata con Bruxelles. Restano invece fuori dalla manovra, come già anticipato nella notte, il rifinanziamento degli incentivi alle imprese di Transizione 4.0 e della Zes Unica del Sud, oltre al contributo straordinario a carico delle assicurazioni.
La partita sugli incentivi resta così sospesa. Gli sconti fiscali torneranno sotto forma di decreto legge, probabilmente già la prossima settimana, stando a quanto preannunciato dall’esecutivo. Insieme agli incentivi salta anche il maxi acconto da 1,3 miliardi chiesto alle assicurazioni, chiamate nella prima versione del testo della manovra a versare in anticipo l’85% del contributo obbligatorio al servizio sanitario nazionale sui premi Rc auto e natanti.
Nel frattempo vengono cancellate integralmente le norme più controverse sulle pensioni, che nella serata di giovedì avevano messo a dura prova (forse per la prima volta dal suo insediamento nel 2022) la maggioranza di centrodestra. Spariti quindi sia l’allungamento delle finestre per i pensionamenti anticipati sia i tagli ai riscatti di laurea, esce di scena anche il meccanismo del silenzio-assenso sul Tfr dei nuovi assunti e l’adesione automatica alla previdenza complementare, insieme all’allargamento delle imprese obbligate a versare all’Inps le liquidazioni dei dipendenti.

Insieme agli incentivi alle imprese di Transizione 4.0 e Zed Unica del Sud salta anche il maxi acconto da 1,3 miliardi chiesto alle assicurazioni
Sul fronte fiscale, invece, il testo del governo recupera una delle ipotesi più discusse: la ritenuta d’acconto sui pagamenti tra imprese e professionisti. La misura viene anticipata al 2028 con un’aliquota dello 0,5% al netto dell’Iva, per poi salire all’1% dal 2029. Il gettito stimato supera i 700 milioni già nel primo anno e dovrebbe raddoppiare a regime. Scatta inoltre da gennaio il raddoppio della Tobin tax (una tassa sulle transazioni finanziarie in vigore dal 2013), che passa dallo 0,2 allo 0,4%, e arriva una imposta di 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo dai Paesi extra Ue del valore fino a 150 euro.
La commissione ha dato via libera anche a una serie di emendamenti settoriali. Sono stati approvati quelli su banche, affitti e dividendi, mentre è arrivato l’ok all’emendamento sull’oro di Bankitalia. Passa anche la riformulazione della norma sui pagamenti della Pubblica Amministrazione ai professionisti. Nel pomeriggio arriva l'ok anche all'emendamento riguardante il Piano casa che stanzia 10 milioni nel 2026 (quello annunciato dalla premier Giorgia Meloni a settembre doveva valere nel complesso 12,5 miliardi).
Nella manovra entra inoltre il bonus per le scuole paritarie nel 2026, fino a 1.500 euro per le famiglie con Isee entro i 30 mila euro, destinato agli studenti delle medie e del primo biennio delle superiori paritarie. Resta in piedi anche la possibile riapertura del condono edilizio del 2003, attraverso una riformulazione che consente la sanatoria di diverse tipologie di abusi, con l’esclusione dei casi più gravi e demandando alle Regioni l’adozione delle leggi attuative entro due mesi.
Tra le altre modifiche approvate ieri figura il taglio dal 4 al 3% del tasso di interesse sulle rate della rottamazione quinquies, mentre hanno trovato spazio alcuni interventi finanziati con il fondo per le modifiche parlamentari, dalle risorse contro l’antisemitismo al contributo al Cnr. Non è passata invece la norma sulle elezioni del 2026, che avrebbe consentito di votare per tutto l’anno anche di lunedì e che le opposizioni avevano interpretato come un possibile anticipo del decreto elezioni e un gancio sui tempi dei referendum. Via libera, come è noto, anche all’emendamento sull’ampliamento delle basi e dei programmi strategici della Difesa, che rafforza le capacità industriali legate alla produzione e al commercio di sistemi d’arma qualificati come di interesse strategico nazionale.

Ok all'emendamento sul Piano casa che stanzia 10 milioni nel 2026. A settembre la premier Meloni aveva annunciato stanziamenti per 12,5 miliardi totali
Le tensioni politiche però restano sullo sfondo. La Lega aveva attaccato duramente la riformulazione proposta dal Mef, che inizialmente interveniva solo sui riscatti di laurea lasciando in piedi la stretta sulle finestre mobili. Il senatore leghista Claudio Borghi aveva chiesto una riscrittura completa, arrivando a mettere in discussione il voto del Carroccio.
Oggi il compagno di partito Massimiliano Romeo ha spiegato di aver sentito direttamente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, anche lui contrario all’inasprimento: «Non c’è alcun scontro interno alla Lega. Ho chiamato Giorgetti e anche lui sosteneva la tesi che fosse possibile utilizzare fondi alternativi. I tecnici del Mef e la Ragioneria invece hanno insistito sulle pensioni. Allora abbiamo deciso di cancellare quelle misure, facendo un emendamento più light».

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