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Selene Seliziato

19 Dicembre 2025, 18:17

Il Carroccio

Manovra, scontro nella Lega. Giorgetti cede alle pressioni. La spunta Matteo Salvini

Tensione tra il ministro dell’Economia e il suo partito. Come per il taglio del riscatto della laurea, salta anche l’allungamento delle finestre mobili

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti

La stretta sulle pensioni esce dalla manovra dopo una notte di scontro durissimo dentro la maggioranza. La Lega riesce a imporre la retromarcia al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e a far stralciare dal maxi-emendamento tutte le norme previdenziali contestate. Salta così l’allungamento delle finestre mobili che, a regime dal 2035, avrebbe imposto ai futuri pensionati di attendere fino a sei mesi dopo la maturazione dei requisiti prima di incassare l’assegno.

Un epilogo arrivato nonostante, poche ore prima, lo stesso Giorgetti avesse ribadito in commissione, per bocca del sottosegretario Federico Freni, che la misura sarebbe rimasta. A mezzanotte e mezza il dietrofront, sulla scia di quanto già avvenuto con il taglio al riscatto della laurea: anche in quel caso, cancellazione totale e ritorno alla legislazione vigente.

A raccontare i passaggi più tesi della notte è Repubblica, che riferisce di una telefonata del capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo al titolare del Tesoro, con un ultimatum secco: o il ritiro delle norme sulle pensioni o l’uscita del Carroccio dal voto sulla finanziaria. Un aut-aut che riflette la linea dettata dal leader del Carroccio Matteo Salvini, indicato come il regista dell’offensiva contro le misure previdenziali inserite nel maxi-emendamento.

La Lega impone la retromarcia titolare del Tesore e a far stralciare dal maxi-emendamento tutte le norme previdenziali contestate

La ricostruzione è stata ridimensionata dai protagonisti, ma non smentita nella sostanza. «Abbiamo detto che un aumento dell’età pensionabile non l’avremmo votato – ha spiegato a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il senatore leghista Claudio Borghi –. Non si può pensare che una persona possa andare avanti senza stipendio e senza pensione». Quanto alla telefonata tra Romeo e Giorgetti, Borghi parla di una verità «nel mezzo»: la chiamata c’è stata, ma senza evocare la caduta del governo. «È stato solo detto che non avremmo votato quella proposta e che dunque era meglio ritirarla».

La conferma politica arriva dalle parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «La decisione della maggioranza è quella di stralciare gran parte dell’emendamento che contiene le norme sui prepensionamenti e la previdenza e di far sopravvivere solo la parte del testo relativa al Pnrr e all’iperammortamento», spiega. Tutto il resto verrà trasfuso in un decreto che dovrebbe essere approvato la settimana prossima, con la necessità di riscrivere le norme e individuare nuove coperture. La legge di bilancio prosegue intanto il suo cammino per scongiurare l’esercizio provvisorio, ma la notte delle pensioni lascia sul tavolo una frattura politica evidente.

Da una parte i vertici della Lega, guidati da Salvini, dall’altra il loro stesso ministro dell’Economia, sconfessato più volte sulla linea da tenere in materia previdenziale. Giorgetti ha tentato di difendere l’impianto del provvedimento, ma ha dovuto cedere di fronte alla minaccia dei senatori leghisti di non votare il testo della finanziaria. Un copione che si ripete e che ha fatto dire del ministro stesso, in altre occasioni, che deve essere «sia concavo che convesso».

I leghisti rivendicano il risultato e ridimensionano le minacce di crisi. Il senatore Claudio Borghi ammette la telefonata tra i colleghi di partito Massimiliano Romeo e Giancarlo Giorgetti, ma nega l’ipotesi di caduta del Governo: «Abbiamo detto che non avremmo votato un aumento dell’età pensionabile e che era meglio ritirare la proposta». Opposizioni all’attacco

Dall’opposizione arrivano attacchi durissimi. «Il governo ha annunciato che ritirerà l’emendamento sulle pensioni. Ora presenteranno un nuovo emendamento che cancellerà anche altre modifiche su Zes e Transizione. La Lega ha costretto alla retromarcia il governo», afferma il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, parlando di «prova del fallimento di questo esecutivo». Boccia chiede che Giorgetti riferisca immediatamente in Parlamento: «Se non è più in grado di fare il ministro dell’Economia rassegni le dimissioni, se è ancora in grado venga in commissione e ci dica come si va avanti», avverte, sottolineando il grave ritardo dei lavori e le difficoltà di approdare in Aula nei tempi previsti.

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