Mattarella striglia i partiti: «Devono lavorare insieme»
Sergio Mattarella
In un momento caotico per il Parlamento, con la manovra finanziaria che prova ad avanzare tra strappi politici e distinguo interni, dal Quirinale arriva un richiamo che suona come una vera e propria strigliata. Sergio Mattarella, nel tradizionale discorso per lo scambio degli auguri di fine anno con le istituzioni, ha infatti invitato partiti e rappresentanti pubblici a rialzare lo sguardo e uscire dalla contingenza. Il presidente lo fa con toni misurati, ma netti, indicando le fragilità che attraversano la democrazia italiana ed europea e tracciando una rotta che chiama direttamente in causa la politica.
«È legittimo e necessario che ogni forza politica abbia la sua agenda, le sue priorità, una sua visione della realtà e delle dinamiche che la muovono. Ma oltre al confronto e alla fisiologica dialettica deve esserci anche la condivisione di alcuni obiettivi fondamentali su cui lavorare insieme per assicurare il bene dell'Italia - ha detto -. Ci sono alcuni grandi temi della vita nazionale che vanno oltre l'orizzonte delle legislature e attraversano le eventuali alternanze tra maggioranze di governo. Temi che richiedono programmi a lungo termine, investimenti di risorse ingenti, impegni e sacrifici che riguarderanno le generazioni che verranno».
Il cuore dell’intervento è stato la pace, definita «la nostra comune speranza», con particolare riferimento ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Mattarella ha richiamato la memoria storica, dallo sbarco in Normandia alla costruzione dell’Europa del dopoguerra, per ribadire che la pace è figlia del diritto e non della forza.
Da qui l’allarme sullo stato delle democrazie. Il Capo dello Stato ha avvertito infatti che la sfida non arriva solo dall’esterno, ma anche dall’interno, quando si tenta di cancellare il confine tra libertà e arbitrio o quando enormi poteri economici e tecnologici si concentrano in poche mani, indebolendo le istituzioni rappresentative. Senza la mediazione della politica, ha sottolineato, «le comunità si dividono e le democrazie si inaridiscono».

Il Capo dello Stato: «Alcuni temi richiedono programmi a lungo termine, investimenti e sacrifici». E sulla difesa: «Spesa poco popolare, ma necessaria»
Lo sguardo si è spostato poi sull’Italia, che si prepara a celebrare gli ottant’anni della Repubblica. La parola chiave, per Mattarella, è «insieme»: partecipazione, unità, senso di appartenenza. Proprio per questo ha indicato l'astensionismo come una ferita aperta. «Una democrazia di astenuti è una democrazia più fragile», ha avvertito il presidente, ricordando che alle ultime regionali ha votato meno del 45 per cento degli aventi diritto. Un dato che non può essere archiviato come fisiologico e che riguarda in modo particolare i giovani, spesso impegnati nel sociale, ma lontani dalle urne.
Il passaggio più politico è arrivato quando il presidente ha richiamato le forze parlamentari alla condivisione di obiettivi strategici che vanno oltre le legislature e sottolineando che Europa, politica internazionale e sicurezza non possono essere terreno di scontro permanente. «Sicurezza nazionale e sicurezza europea sono oggi indivisibili», afferma, difendendo la necessità di investire nella difesa comune come strumento di deterrenza e di pace.

Turchia sempre più forte
I tre pilastri dell’avanzata
di Alessandro Arduino
Mentre l’Europa resta assorbita dall’ansia per l’invasione russa dell’Ucraina e dall’ipotesi, fino a poco tempo fa impensabile, di una ...