Lega
Vannacci attacca Zaia sul manifesto che disegna una nuova destra liberale
Il vicesegretario liquida il testo dell’ex governatore che sostiene i temi etici. «Non è il mio benchmark». Il manifesto divide la destra, tensioni sulla linea interna
Roberto Vannacci, europarlamentare e vicesegretario della Lega (© Ansa)
La reazione è arrivata secca, liquidatoria. «Non commento il manifesto, l’ho letto in maniera molto molto superficiale. Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento». Così Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega, ha risposto alle domande sull’intervento pubblicato da Luca Zaia su Il Foglio. Una presa di distanza netta, che fotografa il clima politico generato dall’«appello per una svolta a destra» firmato dall’ex governatore del Veneto e che ha alimentato il dibattito nel centrodestra, e in particolare nel Carroccio. Il testo è stato letto non solo come contributo di idee, ma come messaggio sulla linea del partito, in una fase in cui ogni parola viene pesata.
Il manifesto di Zaia, diffuso in un momento che l’autore definisce «una stagione unica» per il Paese, si presenta come un documento articolato in cinque punti: autonomia, politica estera, sicurezza e ordine pubblico, giovani, «destra e libertà». L’impianto è quello di un’agenda: capitoli brevi, una tesi per ciascuno, lessico più istituzionale che identitario.
L’analisi parte dal contesto internazionale e dalla stabilità dell’esecutivo per arrivare a una riflessione sull’identità della destra di governo, con una scelta di campo: «la destra vincente è quella liberale». Un’affermazione che, nel centrodestra, suona come invito a misurarsi con regole e libertà più che con gli slogan.
Autonomia e responsabilità
Il primo tema affrontato è l’autonomia, rivendicata come principio costituzionale e non come concessione politica. Zaia sostiene che il problema non risieda nel dettato della Carta, ma «nel modello centralista» che avrebbe prodotto «due Italie» con livelli diversi di servizi e opportunità.
Nel ragionamento convivono il richiamo alla questione meridionale, definita «moralmente inaccettabile», e quello a una questione settentrionale legata al residuo fiscale e alla sostenibilità dei servizi pubblici. La tesi è che responsabilità e autonomia debbano camminare insieme: più competenze, ma anche più trasparenza sui risultati.
Politica estera e sicurezza
Il secondo capitolo riguarda la politica estera: Zaia immagina l’Italia come «potenza di equilibrio», capace di essere ponte tra Unione europea e Stati Uniti, valorizzando anche il ruolo degli italiani all’estero come rete economica e culturale.
Il terzo punto è sicurezza e ordine pubblico. «Il rispetto delle regole non è né di destra né di sinistra», scrive Zaia, collegando il tema alla convivenza civile. Nel testo richiama la crisi del sistema carcerario e insiste sul fatto che sicurezza non significhi «militarizzazione, ma presenza dello Stato»: presìdi, prevenzione, certezza delle regole.
I giovani come infrastruttura
Ampio spazio è riservato ai giovani, definiti «la vera infrastruttura nazionale». Zaia invita a non demonizzare la mobilità e a puntare su politiche per la casa, il lavoro e la formazione, con l’obiettivo di rendere l’Italia un Paese davvero «youth friendly» e capace di intercettare fenomeni come il nomadismo digitale.
Destra e libertà
È l’ultimo capitolo a concentrare le attenzioni politiche. I temi etici e civili — dal fine vita all’accoglienza, citata nel dibattito acceso attorno al testo — non possono essere tabù ideologici e vanno affrontati superando risposte pregiudiziali. Una destra matura, sostiene Zaia, non impone visioni ma costruisce regole rispettose delle libertà personali, tenendo insieme diritti e responsabilità collettiva.
Il percorso e la scelta del Foglio
Il manifesto arriva in fase: dopo tre mandati in Veneto e un passato da ministro, Zaia si propone con un profilo pragmatico. La scelta di Il Foglio testata sensibile al liberalismo, spinge l’intervento su un terreno nazionale, non solo regionale.
Il silenzio degli alleati
In Forza Italia alcuni passaggi appaiono compatibili con una narrazione moderata; in Fratelli d’Italia prevale cautela, perché i richiami a diritti civili e fine vita toccano un fronte delicato.
Le reazioni e il non detto nella Lega
Nel centrodestra, la replica più tagliente è arrivata da Vannacci, che ha scelto di non entrare nel merito ribadendo che Zaia «non è il mio riferimento». Di segno opposto gli apprezzamenti del Patto per il Nord guidato da Paolo Grimoldi, che legge nel manifesto una piattaforma alternativa e, per molti aspetti, compatibile con una linea autonomista.
Dentro la Lega, intanto, l’uscita di Zaia viene osservata con una lente interna. L’ex governatore non cita mai il partito: una scelta interpretata come volontà di parlare a un elettorato più ampio evitando uno scontro diretto con la segreteria. Il testo continua così a circolare come documento «da discussione», perché unisce temi tradizionali del centrodestra a un’impostazione dichiaratamente liberale sui diritti.

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