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07 Gennaio 2026, 19:24

L'analisi

Decaro parte dalla Regione. Puglia tra crescita e nodi strutturali

Il nuovo governatore si insedia a Bari mentre l’economia cresce. Ma restano fragilità su lavoro, produttività e capitale umano

Decaro parte dalla Regione. Puglia tra crescita e nodi strutturali

Antonio Decaro con il presidente uscente Michele Emiliano (Ansa/Paola Laforgia)

L’insediamento ufficiale di Antonio Decaro alla guida della Regione Puglia si è consumato nell’aula magna della Corte d’Appello di Bari, in un clima sobrio ma carico di significato istituzionale. La proclamazione del nuovo presidente, accompagnata da un applauso composto, ha chiuso formalmente il lungo interregno post-elettorale e ha aperto una legislatura che si annuncia densa di attese e di nodi strutturali da sciogliere. Decaro ha scelto un profilo misurato, rifuggendo da annunci roboanti e richiamando più volte il lessico del servizio pubblico, dell’impegno e della responsabilità. «Sarò il presidente di tutti, ma non per tutti», ha detto, sintetizzando una linea che punta a conciliare inclusione e capacità decisionale, anche a costo di scelte impopolari.

Il passaggio di consegne con Michele Emiliano ha avuto toni cordiali e persino emotivi, con l’ex governatore che ha rivendicato il percorso compiuto negli ultimi anni e garantito disponibilità a continuare a collaborare. Proprio su questo punto si concentra uno dei primi snodi politici della nuova fase: il possibile ruolo di Emiliano nella futura giunta regionale. Un’ipotesi che ha già acceso il confronto tra maggioranza e opposizione e che va oltre la dialettica interna agli schieramenti. In gioco non c’è solo l’equilibrio politico, ma l’impostazione delle principali politiche regionali, dalla gestione delle crisi industriali alla sanità, fino alla protezione civile, settori nei quali la continuità amministrativa può trasformarsi tanto in un fattore di stabilità quanto in un freno al cambiamento.

Decaro assume la guida di una Regione che arriva da anni di crescita economica superiore alla media del Mezzogiorno. Tra il 2015 e il 2023 il Pil pro capite pugliese è aumentato di quasi il 13 per cento, un risultato che riflette la capacità di assorbire prima lo shock della crisi finanziaria e poi quello, ancora più violento, della pandemia. Nello stesso periodo sono diminuiti il tasso di disoccupazione e quello dei Neet, segnali che hanno contribuito a rafforzare la narrazione di una Puglia dinamica e attrattiva. Tuttavia, dietro questi numeri si nascondono fragilità strutturali che la nuova giunta non potrà ignorare.

La produttività del lavoro resta infatti stagnante. Il valore aggiunto per ora lavorata nell’economia regionale è vicino ai livelli di inizio secolo e ha perso terreno sia rispetto alla media nazionale sia rispetto allo stesso Mezzogiorno. Si tratta di un divario apertosi tra il 2005 e il 2008 e mai più colmato, riconducibile in larga parte al cambiamento della struttura produttiva. Dal 2004 a oggi il commercio e il turismo hanno guadagnato circa sei punti percentuali nella composizione del valore aggiunto regionale, mentre l’industria in senso stretto ne ha persi tre. La crescita dell’occupazione si è così concentrata in settori a basso valore aggiunto, come ristorazione e servizi legati ai flussi turistici, a scapito della manifattura.

A questo squilibrio si accompagna una dinamica degli investimenti che, pur mostrando segnali di recupero negli ultimi anni, resta disomogenea. Gli investimenti fissi lordi complessivi risultano sostenuti anche grazie alla spinta del Pnrr, ma nel comparto industriale rimangono inferiori ai livelli di venticinque anni fa. La modernizzazione del sistema produttivo procede dunque a velocità ridotta, con il rischio che la fine dei finanziamenti straordinari interrompa una traiettoria di crescita ancora incompiuta. Anche il commercio estero segnala criticità: le esportazioni pugliesi crescono meno che nel resto del Paese e del Mezzogiorno e mostrano una contrazione nel biennio 2024-2025, a conferma della difficoltà a presidiare stabilmente le catene del valore più avanzate.

L’indebolimento della struttura produttiva si riflette direttamente sul lavoro e sui redditi. Tra il 2010 e il 2023 i salari reali hanno perso circa il 10 per cento, comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e alimentando disuguaglianze territoriali e generazionali. Un ulteriore nodo riguarda il capitale umano: solo il 24,4 per cento dei giovani pugliesi tra i 25 e i 34 anni è laureato e il saldo migratorio studentesco resta fortemente negativo, segnale di una difficoltà persistente nel trattenere competenze qualificate e nel trasformare l’offerta formativa in leva di sviluppo.

Accanto a queste criticità, la Puglia dispone però di alcuni vantaggi strutturali: una maggiore concentrazione urbana rispetto ad altre regioni meridionali, una minore incidenza della criminalità organizzata e capacità amministrative considerate superiori alla media del Sud. Elementi che potrebbero favorire processi di agglomerazione produttiva e innovazione, a condizione di una strategia coerente di medio periodo. Le priorità sono rafforzare la rete dei trasporti interni e intermodali, integrando porti, aeroporti e ferrovie; gestire le crisi industriali puntando sulla riconversione dei siti senza preclusioni ideologiche; promuovere infrastrutture energetiche capaci di ridurre i costi industriali; riorientare la spesa per la coesione verso filiere ad alto valore aggiunto; investire con decisione nel capitale umano, nel diritto allo studio e nella formazione tecnica intermedia.

In questo quadro, il tema della sanità rappresenta il primo banco di prova operativo per il nuovo presidente. Decaro ha annunciato provvedimenti immediati, consapevole che liste d’attesa, carenza di personale e squilibri territoriali incidono non solo sulla qualità dei servizi, ma anche sull’attrattività economica della Regione. Una sanità inefficiente pesa sui bilanci delle famiglie, riduce la produttività e scoraggia investimenti. Analogamente, la gestione dell’emergenza idrica e delle risorse ambientali si intreccia con le prospettive dell’agricoltura e dell’industria alimentare, settori chiave dell’economia pugliese. La capacità della giunta di affrontare questi dossier con un approccio integrato sarà determinante per dare credibilità alla promessa di una crescita più solida e inclusiva.

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