Question time
Difesa, risorse dallo scostamento di bilancio
Giorgetti: «Ma niente tagli al sociale»
I Cinque Stelle attaccano: «L’esecutivo minimizza l’impatto sui conti pubblici»
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
Lo scostamento di bilancio torna al centro dell’agenda parlamentare come passaggio necessario per finanziare l’aumento delle spese militari, alla luce degli impegni assunti dall’Italia in sede europea e Nato e del protrarsi delle tensioni geopolitiche internazionali. A chiarirlo è stato oggi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo in Senato durante il question time in risposta a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulle modalità di copertura delle maggiori risorse destinate a difesa e sicurezza.
Il ministro ha ribadito che l’incremento della spesa non comporterà rinunce alle principali priorità di natura sociale. La strategia delineata dal Tesoro si fonda sull’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, uno strumento previsto dal quadro di governance economica europea che consente agli Stati membri, in presenza di circostanze eccezionali, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta definito nel Piano strutturale di bilancio di medio termine. La Commissione europea ha già incluso l’attuale contesto geopolitico tra le situazioni che giustificano il ricorso a tale flessibilità, proprio in considerazione delle crescenti esigenze di sicurezza comune.
Giorgetti ha precisato che l’attivazione della clausola non richiederebbe la presentazione di un nuovo piano strutturale, ma implicherebbe comunque una richiesta formale di scostamento dagli obiettivi programmatici da sottoporre al Parlamento, ai sensi della legge 243 del 2012. Un passaggio che renderebbe necessario il coinvolgimento diretto delle Camere e una deliberazione esplicita sull’aumento del livello di indebitamento, come già avvenuto in passato in occasione di emergenze economiche, sanitarie o energetiche.
Il calendario resta strettamente legato ai dati macroeconomici. Il ministro ha indicato nel mese di marzo il momento decisivo, quando l’Istat notificherà alla Commissione europea la stima ufficiale del deficit 2025. Nel caso in cui il rapporto deficit-Pil dovesse risultare inferiore al 3%, verrebbe avviato il procedimento di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Questo consentirebbe di confermare gli obiettivi già contenuti nel Documento programmatico di finanza pubblica, che prevedono un incremento graduale della spesa per difesa e sicurezza, con un’incidenza sul Pil in crescita fino a circa 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio coperto dalla legge di bilancio.
Accanto alla clausola nazionale, il governo guarda allo strumento europeo Safe (Security Action For Europe). L’Italia ha presentato un piano per un importo massimo di 14,9 miliardi di euro, attualmente in fase di valutazione a Bruxelles insieme a quelli degli altri Stati membri. Giorgetti ha spiegato che l’adesione al Safe comporta una dilazione molto ampia nel tempo della restituzione dei prestiti e risparmi sugli interessi rispetto all’emissione di titoli di Stato ordinari, ma richiede anche il rispetto di regole procedurali e sostanziali che limitano la discrezionalità dei singoli Paesi. Tra i benefici indiretti, il ministro ha richiamato il rafforzamento della cooperazione industriale europea, l’integrazione delle catene del valore nel settore della difesa e il contributo potenziale alla crescita di comparti industriali considerati strategici.
Le dichiarazioni del titolare del Tesoro hanno suscitato la reazione immediata del Movimento 5 Stelle. I capigruppo pentastellati nelle commissioni Difesa e Politiche Ue di Camera e Senato hanno stimato in oltre 23 miliardi di euro l’aumento cumulato delle spese militari nel prossimo triennio e hanno annunciato una netta opposizione parlamentare alla richiesta di scostamento. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli ha parlato di una scelta già «nero su bianco» nei documenti ufficiali del governo, accusando l’esecutivo di minimizzare l’impatto sui conti pubblici e di destinare risorse ingenti al comparto militare dopo aver invocato per mesi vincoli di bilancio per giustificare tagli e rinvii su sanità, welfare e servizi.
Nel corso della legislatura, il tema dell’aumento delle spese militari ha attraversato posizioni articolate anche tra i partiti che oggi non sono intervenuti direttamente sulle parole di Giorgetti. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno più volte ribadito, nei documenti programmatici e nei dibattiti parlamentari, la necessità di rispettare gli impegni assunti in sede Nato, compreso l’obiettivo di avvicinarsi progressivamente alla soglia del 2% del Pil per la difesa, sottolineando al tempo stesso l’esigenza di garantire la sostenibilità dei conti pubblici e di evitare effetti negativi sulla spesa sociale.
Sul fronte delle opposizioni, il Partito democratico ha sostenuto in più occasioni il rafforzamento della difesa comune europea e il sostegno all’Ucraina, chiedendo però che ogni incremento di spesa sia accompagnato da piena trasparenza sulle coperture finanziarie, da un monitoraggio parlamentare costante e da un chiaro coordinamento con gli strumenti comunitari. Posizioni analoghe sono state espresse da Azione e Italia Viva, che hanno richiamato la necessità di collocare l’aumento delle risorse per la difesa in un quadro europeo condiviso, privilegiando programmi comuni e investimenti coordinati rispetto a iniziative nazionali isolate.
Il passaggio parlamentare sullo scostamento di bilancio, annunciato dal ministro come conseguenza dell’attivazione della clausola di salvaguardia, si inserisce dunque in un percorso già delineato nei documenti di finanza pubblica e nelle precedenti prese di posizione politiche. Un percorso che nei prossimi mesi dovrà confrontarsi con i dati ufficiali sul deficit, con le valutazioni della Commissione europea sui piani Safe e con il voto delle Camere chiamate ad autorizzare l’eventuale deviazione dagli obiettivi programmatici, in un quadro che resta strettamente legato agli sviluppi del contesto internazionale e alle decisioni che l’Unione europea assumerà sul rafforzamento della sicurezza comune.

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